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		<title>Siria cosa accade</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 15:47:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siria cosa accade Di Maurizio Musolino - giornalista, esperto tematiche mediorientali Cosa sta succedendo in Siria non è facile da raccontare, neanche dopo esserci stato di persona, come è accaduto a me qualche giorno fa. Come difficile è pronosticare cosa accadrà nelle prossime settimane, ovvero rispondere alla domanda più inflazionata al momento: come andrà a finire? Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/05/siria_esplosioni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2897" title="siria_esplosioni" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/05/siria_esplosioni.jpg" alt="" width="398" height="276" /></a></span></p>
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<h2 align="JUSTIFY">Siria cosa accade</h2>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;">Di Maurizio Musolino</span> - <span style="color: #0000ff;">giornalista, esperto tematiche mediorientali</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Cosa sta succedendo in Siria non è facile da raccontare, neanche dopo esserci stato di persona, come è accaduto a me qualche giorno fa. Come difficile è pronosticare cosa accadrà nelle prossime settimane, ovvero rispondere alla domanda più inflazionata al momento: come andrà a finire? Una cosa però è facile da dire, ancora una volta – come in Iraq prima e in Libia pochi mesi fa – stiamo assistendo, anzi subendo, una vera e propria operazione di disinformazione e di manipolazione mediatica. Ancora una volta i media diventano uno strumento di guerra, al servizio di stati maggiori che attraverso questi giustificano e promuovono fra l’opinione pubblica bombardamenti e occupazioni.</p>
<p>Arrivando a Damasco, via Amman (l’altra alternativa è il Cairo) visto che gli aeroporti europei hanno chiuso i loro scali ai voli diretti in Siria, si viene subito colpiti da una atmosfera ovattata. Il vociare caotico che da sempre caratterizza strade piazze e mercati di Damasco sembra essere scomparso, lasciando il posto ad un clima nervoso e preoccupato.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Ma di carri armati, assetti di guerra e coprifuoco nessuna traccia. Nessuna traccia di esercito a Damasco. Eppure ero partito da Roma con nella testa ore e ore di notizie su bombardamenti e militarizzazione del territorio: la realtà, almeno a Damasco è invece ben diversa: trovo una città certamente preoccupata, ma con tanta voglia di vivere e di reagire. Una città piena di voglia di normalità. Il primo pensiero è quello di essermi sbagliato, sicuramente non si riferivano a Damasco i bollettini di guerra che in Italia parlavano di bombardamenti, esplosioni e azioni militari. Invece non è così, non mi sbagliavo. La conferma, se mai necessaria, ce l&#8217;ho una volta ritornato in Italia vedendo Rainews mostrare un servizio su Damasco “sotto le bombe”. Sia ben chiaro quella attuale non è la normalità. La paura regna sovrana, le città sono prive di turismo e alcune regioni sono difficilmente controllate dall’esercito regolare, tanto che per andare a Latakia da Damasco sono costretto a prendere per la prima volta l’aereo anziché percorrere via terra i circa 250 chilometri che dividono queste due città, &lt;troppo pericoloso passare vicino alla periferia di Homs&gt;, mi dicono. Insomma Damasco non è tutta la Siria, anche se notizie rassicuranti arrivano anche da Aleppo, Tartus e Latakia. Città che insieme fanno più della metà della popolazione della Siria.</p>
<p>Comunque di bombe nella capitale siriana nei giorni della mia permanenza ce ne sono state, ma a tirarle non è stato né l&#8217;esercito, né la polizia fedele a Bashar Al Assad. I responsabili, al contrario, sono proprio quei campioni di democrazia, così ce li raccontano i nostri giornali, che si oppongono all&#8217;attuale governo. Una vera e propria strategia del terrore, che genera paura e incertezza, e che secondo i piani di questi “rivoltosi” a breve dovrebbe mettere in ginocchio il partito Baath e il suo sistema di potere. Al momento però sono riusciti paradossalmente a mettere in crisi proprio quel pezzo di opposizione che in buona fede chiedeva riforme e democrazia. Molti dei sostenitori delle riforme, anche radicali, oggi temono la deriva “islamica” della rivolta e preferiscono rifluire nel pessimismo e guardare l’evoluzione della crisi tenendosene distanti.</p>
<p>Ma a fare paura è soprattutto la crescente presenza di cittadini stranieri arrivati in Siria per combattere per la “democrazia”. Sono il cuore dell’Esercito siriano di liberazione. Una sorta di milizia mercenaria internazionale, con una forte connotazione islamica, che da anni è al servizio di poteri forti e di interessi consolidati, purché disponibili a mettere sul tavolo cospicui bottini. Una milizia che nasce e si consolida nell’Afghanistan degli anni Ottanta, promossa dai servizi statunitensi con l’obiettivo di alimentare la contrapposizione contro il blocco sovietico, per poi di anno in anno spostarsi prima nei Balcani, dopo &#8211; come elemento destabilizzante del governo di Saddam Hussein – in Iraq, e infine in Libia e Siria. Una milizia che di volta in volta assume nomi e definizioni diverse, Al Qaida, gihadisti, salafiti…, ma che nella sostanza conserva caratteristiche proprie e intercambiabili a secondo del teatro del conflitto e degli interessi che la muovono e la pagano. Un esercito a-ideologico, che sotto l’apparente coperta dell’Islam nasconde una spregiudicatezza estrema.</p>
<p>Su questa milizia il mondo occidentale dovrebbe spendere qualche ragionamento e riflessione. Specie dopo quello che è successo negli Stati Uniti nel settembre 2001. Chi può rassicurarci che dopo aver sfruttato questi mercenari per compiere lavori sporchi in varie parti del mondo non ce li ritroviamo all’interno dei nostri stessi stati, come forte elemento di destabilizzazione? La crisi economica che nei prossimi anni farà pesantemente sentire le ripercussioni drammatiche di politiche liberiste e capitalistiche può in questo senso divenire un brodo di culture terroristiche pericolosissime per le nostre democrazie e conniventi con quei settori finanziari che invocano poteri forti in grado di imporre purghe dolorosissime alle classi più povere dell’Europa. Un semplice buon senso ci dovrebbe portare a isolare e combattere questi elementi invece di esaltarli e di rafforzarli come sta accadendo in queste settimane in Siria.</p>
<p>Con queste premesse è chiaro che la partita che si sta giocando intorno a Damasco è ben più ampia del futuro della Siria. Pertanto è estremamente difficile fare pronostici, una cosa però ad oggi si può dire: lo stato c&#8217;è ed è ancora forte. Lo si capisce da tante cose, dall’organizzazione all’interno degli aeroporti alla presenza dei vigili negli incroci e nelle vie – come sempre distratti e svogliati &#8211; , passando per le scuole, le università, le poste, gli ospedali&#8230; Insomma tutti quei servizi che fanno uno “stato”. Nulla di simile a quello che nelle prime settimane di rivolta era successo in Tunisia, Egitto, e Libia. Anzi sono proprio i dirigenti comunisti a sottolineare come “nessun ambasciatore ha abbandonato la propria sede o sia passato con i ribelli”. Una verità che però nasconde anche un’altra faccia messa in risalto questa volta da settori dell’opposizione: la caratteristica confessionale dell’attuale classe dirigente siriana. Un legame più forte di ogni altra cosa.</p>
<p>Gli alawiti certamente sanno bene che se dovesse cadere Assad per loro arriverebbero giorni difficili, ma questa convinzione è fatta propria anche dalle tantissime chiese cristiano-ortodosse presenti in Siria. L’ombra di un ripetersi di quanto accaduto in Iraq terrorizza le chiese cristiane e le stesse parole del patriarca Hazieem della chiesta mariana, situata al centro del quartiere cristiano nella città vecchia di Damasco, ricordando la storia di Paolo sulla via di Damasco sottolineano il fatto che qui si radicarono la religione islamica e quella cristiana e che tutte le religioni nelle loro varie suddivisioni qui hanno convissuto per secoli e secoli. Una pace che ha visto nella comunità alawita, proprio perché minoranza, un elemento di importante mediazione e stabilizzazione. Il patriarca ci racconta come quest’anno &lt;a Pasqua i musulmani sono venuti a pregare da noi, lo fanno ogni anno, ma questa volta erano tantissimi, in segno di solidarietà e pace&gt;.</p>
<p>In favore del dialogo e della pace fra le diverse confessioni si è espresso anche il gran Muftì della moschea Omayede di Damasco. Ahmad B. Hassoun tuona contro le “ingerenze estere che fabbricano la guerra invece di lavorare per la riconciliazione fra tutte le parti. C’è gente che uccide per denaro, soldi che arrivano da fuori. Ditelo. Sono armati e ricevono molti dollari&gt;. Nessuna difesa d’ufficio del regime, che secondo il religioso sunnita &lt;va cambiato in modo pacifico, non con l’uccisione di tante persone in cambio di denaro&gt;. Per il Muftì &lt;chi oggi uccide in nome di Allah fa un uso politico della religione che non si giustifica in alcun modo. Lo vediamo in Arabia Saudita, in Afghanistan, in tanti posti&gt;. Parole dette con le lacrime negli occhi per il dolore e la rabbia: suo figlio è stato ucciso, fuori dall’università di Latakia, colpevole di rifiutare quello scontro fra confessioni che qualcuno vorrebbe imporre al Paese.</p>
<p>Ma a temere una opposizione targata Qatar è soprattutto quella parte di società siriana che in questi anni si è caratterizzata per la sua laicità. In questo senso è emblematico il colpo d’occhio che si riceve entrando nell’università pubblica di Damasco. I viali sono strapieni di studenti, ragazzi e ragazze che camminano, studiano, parlano e socializzano. Sembra una qualsiasi università del mondo se non fosse per la curiosità che porta in breve decine di studenti intorno alla delegazione del Consiglio mondiale per la pace (di cui faccio parte). Vogliono parlare con noi: ci dicono che loro non vogliono guerre e terrorismo, che vogliono decidere autonomamente del loro futuro e attaccano le ingerenze straniere e soprattutto quanto Qatar, Arabia Saudita e Turchia stanno cercando di fare. Non difendono Assad, anzi chiedono maggior coraggio e riforme più incisive. Sotto attacco sono anche i mezzi di informazione arabi, fra tutti Al Arabya e Al Jazeera, ieri campioni di libertà oggi strumento di manipolazioni e di un uso bellico dell’informazione. La prima fa riferimento all’Arabia Saudita, la seconda al Qatar. E su di un muro di Damasco si legge una scritta fatta da poco dove si da “della prostituta” all’emittente qatariota. Anche questo è un pezzo del conflitto che avvolge la Siria.</p>
<p>Ma torniamo ai cosiddetti ribelli. Chi sono? Nelle prime settimane il malcontento ha avuto una certa connotazione di massa, questo grazie alla somma di tre elementi: “un effetto a catena” delle cosiddette primavera arabe, una crisi economica che faceva sentire i propri effetti causando disoccupazione e che si sommava a due anni di siccità che aveva messo in ginocchio l&#8217;agricoltura, e infine una legittima stanchezza verso un partito che governa da oltre quarant&#8217;anni il Paese. In quella fase, come spesso accade ai governi in carica da molti anni, l’esecutivo siriano pecca di presunzione e resta sorpreso dalla presenza nelle piazze di una opposizione diffusa. Le prime reazioni sono spropositate e si fatica a comprendere realmente cosa sta accadendo. Vi sono vere e proprie violenze da parte della polizia, condannate poi dalle stesse forze che sostengono il Fronte patriottico nazionale. In prima fila nella critica sono proprio i due partiti comunisti.</p>
<p>Il paradosso sta però nel fatto che proprio quando Assad condanna gli eccessi della polizia e inizia ad aprirsi alle riforme, l&#8217;opposizione si trasforma, muta radicalmente pelle, e alle legittime richieste di democrazia e pane sostituisce l’obiettivo geopolitico di un cambio di campo del Paese. In pochissime settimane all&#8217;opposizione che riempiva le piazze si sostituisce qualcosa di ben diverso, il terrorismo, che ha come fine ultimo il vecchio progetto del Pentagono di sbarazzarsi in qualunque modo di uno dei pochissimi stati nazionali rimasti integri e non allineati ai suoi desideri. Una evoluzione non nuova, che ha caratterizzato in questi mesi gran parte delle rivolte arabe.</p>
<p>Per comprendere cosa succede può essere utile ricordare una scena di un film sempre attuale: Il Padrino. Nella pellicola di Francis Ford Coppola ad un certo punto si vede una riunione di “famiglia” intorno al tavolo da pranzo del “padrino” don Vito Corleone. Il boss in quella occasione parla delle imminenti elezioni per il rinnovo della presidenza della repubblica statunitense dicendo: &lt;vinca chi vinca, ma il vincitore deve essere legato a noi&gt;. La mafia non poteva perdere e così i poteri che ruotano intorno alla Casa Bianca non possono permettersi di vedersi sfilare l’egemonia che da decenni hanno in Medio oriente. Costi quel che costi. In questa ottica si deve leggere il cambio di rotta dell’amministrazione Obama, che pur difendendo gli stessi interessi del suo predecessore, decide di mettere fine alla crociata contro l’Islam per iniziare una strettissima collaborazione con una parte dell’islam politico sunnita che ideologicamente ha per riferimento i Fratelli Mussulmani. Una corrente questa da sempre estrema e intransigente nel voler applicare i precetti coranici quanto compatibile e buon alleata di componenti anglosassoni del liberismo di mercato.</p>
<p>C’è un elemento che invece non sembra preoccupare più di tanto i siriani, ovvero gli effetti del boicottaggio voluto da Obama e oggi strettissimo. In tanti mi ricordano che la Siria è vittima da circa un decennio di un embargo illegale quanto aggressivo. Una situazione che ha sviluppato anticorpi e una economia capace di resistere sul modello dell’esperienza cubana.</p>
<p>Se la realtà odierna è questa ben più complicato è cercare di definire come poter uscir dall’imbuto di violenze e destabilizzazione che caratterizza questa fase. Sicuramente le riforme rappresentano un primo passo importante, anche se insufficiente. In questo senso proprio la riforma elettorale può essere un primo banco di prova sulle reali volontà riformatrici di Bashar Al Assad. Fra le nuove liste ammesse alla tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento molte sono vicine al partito Baath, ma non tutte, e comunque nel loro insieme è innegabile l’aspetto dialettico che inseriscono nella vita politica siriana. Un aspetto che balza agli occhio camminando per le strade di Damasco, come di Latakia o Aleppo, sommerse da manifesti elettorali di questo e quel candidato. Molte anche le candidate donne, tante di queste si propongono con manifesti elettorali che le rappresentano senza veli e con un look decisamente liberal. Un modo anche questo per sottolineare l’aspetto di apertura, anche nei costumi, presente nella società siriana.</p>
<p>Ma i siriani non si illudono sanno che la crisi non potrà finire con tempi stretti e che la loro autodeterminazione potrà prevalere solo se potranno continuare a contare su un indiretto sostegno dei Brics, i paesi oggi unico contraltare degli Usa, che hanno già fatto sentire la loro voce bloccando risoluzioni alle Nazioni Unite che avrebbero avuto l’effetto di replicare quanto accaduto in Libia.</p>
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		<title>Grandi laghi africani: continua la guerra per i minerali contro la Cina</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 23:09:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grandi laghi africani: continua la guerra per i minerali contro la Cina Atlas Alternatif &#8211; Traduzione a cura di Marx 21 http://www.marx21.it/internazionale/africa/1488-grandi-laghi-africani-continua-la-guerra-per-i-minerali-contro-la-cina.html “La penetrazione statunitense nel cuore dell&#8217;Africa ha come scopo quello di destabilizzare la Repubblica Democratica del Congo e di mettere le mani sulle riserve di cobalto, tantalio e diamanti. Più precisamente, gli Stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/04/Unknown-5.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2892" title="Unknown-5" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/04/Unknown-5.jpeg" alt="" width="202" height="250" /></a></h2>
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<h2>Grandi laghi africani: continua la guerra per i minerali contro la Cina</h2>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">Atlas Alternatif</span> &#8211; <span style="color: #0000ff;">Traduzione a cura di Marx 21</span></p>
<p style="text-align: justify;">http://www.marx21.it/internazionale/africa/1488-grandi-laghi-africani-continua-la-guerra-per-i-minerali-contro-la-cina.html</p>
<p style="text-align: justify;">“La penetrazione statunitense nel cuore dell&#8217;Africa ha come scopo quello di destabilizzare la Repubblica Democratica del Congo e di mettere le mani sulle riserve di cobalto, tantalio e diamanti. Più precisamente, gli Stati Uniti si propongono di utilizzare la politica della terra bruciata creando una situazione di guerra in Congo in grado di liquidare tutti gli investitori cinesi. Sull&#8217;esempio del conflitto libico, dove i cinesi, quando sono ritornati dopo la caduta di Gheddafi, hanno trovato un governo fantoccio che vuole fare affari solo con i paesi occidentali che lo hanno portato al potere”. In un articolo pubblicato in <em>Congo Libre </em>(<a href="http://www.africatime.com/afrique/nouv_pana.asp?no_nouvelle=662780&amp;;;no_categorie=1" target="_blank">LINK</a>), il giornalista Nile Bowie spiega i giochi della nuova presenza militare in Uganda e le pressioni sull&#8217;Est del Congo. Secondo lui, il pretesto ufficiale per tale presenza, la lotta contro l&#8217;Esercito della Resistenza del Signore non regge alla prova dei fatti: il gruppo di fanatici, l&#8217;entità dei cui delitti potrebbe essere anche stata esagerata dalla stampa occidentale. Bowie fa giustamente osservare come è nata questa guerriglia, in seno ad un&#8217;etnia, gli Acholi, perseguitata sotto il regime del vecchio scagnozzo dei britannici Amin Dada per le sue simpatie per l&#8217;ex presidente socialista Milton Obote rovesciato nel 1971, e in seguito dal regime filo-occidentale di Museveni (che aveva anch&#8217;egli contribuito al rovesciamento di Obote).</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
<em>“Il regime di Museveni ha deportato circa 1,5 milioni di Acholi e ucciso almeno 300.000 persone prendendo il potere nel 1986, secondo la Croce Rossa. Oltre ad essere stato accusato di utilizzare lo stupro come arma da guerra e di avere lasciato morire migliaia di persone in campi di internamento in condizioni insalubri, Museveni è stato accusato di terrorismo di stato contro il popolo Acholi in un rapporto di Amnesty International del 1992”</em>, sottolinea Bowie.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
Museveni, che è stato un alleato di peso per gli Stati Uniti nel portare al potere Kagame in Ruanda, rappresenta oggi una pedina importante per permettere a Washington di condurre una nuova guerra: quella dei minerali, condotta contro la Cina.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
“<em>Allo scopo di contrastare l&#8217;ascesa economica della Cina, </em>spiega Bowie,<em> Washington ha lanciato una crociata contro le restrizioni cinesi sulle esportazioni di minerali che sono componenti essenziali dei prodotti di consumo elettronici come gli schermi piatti, gli smart phones, le batterie dei portatili e una quantità di altri prodotti. In un libro bianco del 2010, la Commissione Europea parla del bisogno urgente di costituire riserve di tantalio, cobalto, niobio e tungsteno tra gli altri; anche il libro bianco del dipartimento dell&#8217;Energia degli Stati Uniti del 2010 “Strategia per i minerali indispensabili agli Stati Uniti” ha riconosciuto l&#8217;importanza strategica di queste componenti essenziali. Guarda caso, l&#8217;esercito statunitense cerca oggi di aumentare la sua presenza nel paese che è considerato come il più ricco di materie prime, la Repubblica Democratica del Congo.” </em>La Repubblica Democratica del Congo detiene più del 30% delle riserve mondiali di diamanti e l&#8217;80% del coltan, di cui la maggior parte viene esportata in Cina per farne polveri e filamenti di tantalio per l&#8217;industria elettronica.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
Secondo Bowie, <em>“l&#8217;intensificazione della presenza statunitense in Africa Centrale non è destinata solo a garantire il monopolio sulle riserve di petrolio nuovamente scoperte in Uganda; la legittimità di Museveni è riposta nel sostegno straniero e in un aiuto militare massiccio: le forze statunitensi sul terreno non hanno come missione quella di ottenere dei contratti lucrosi sul petrolio di Kampala. La penetrazione nel cuore dell&#8217;Africa ha come scopo quello di destabilizzare la Repubblica Democratica del Congo e di mettere le mani sulle riserve di cobalto, tantalio e diamanti. Più precisamente, gli Stati Uniti si propongono di utilizzare la politica della terra bruciata creando una situazione di guerra in Congo in grado di liquidare tutti gli investitori cinesi. Sull&#8217;esempio del conflitto libico, dove i cinesi, quando sono ritornati dopo la caduta di Gheddafi, hanno trovato un governo fantoccio che vuole fare affari solo con i paesi occidentali che lo hanno portato al potere”.</em></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><em><br />
</em>La tesi di Bowie sulla “sopravvalutazione” dei crimini dell&#8217;Esercito della Resistenza del Signore (LRA) è da prendere con prudenza, ma è chiaro che la propaganda anti-LRA (attorno a un video<a href="http://socialistworker.org/2012/03/12/left-out-of-the-kony-2012-video">http://socialistworker.org/2012/03/12/left-out-of-the-kony-2012-video</a> che chiede l&#8217;arresto del suo capo Joseph Kony per il rapimento di bambini) in questo momento è giudicata eccessiva dagli Acholi come ha rivelato un dispaccio di agenzia occidentale (<a href="http://www.liberation.fr/depeches/01012396922-ouganda-a-gulu-martyrisee-par-la-lra-la-video-sur-kony-ravive-de-douloureux-souvenirs">http://www.liberation.fr/depeches/01012396922-ouganda-a-gulu-martyrisee-par-la-lra-la-video-sur-kony-ravive-de-douloureux-souvenirs</a>). L&#8217;ONG <em>Invisible Children </em>che funge da spina dorsale di questa campagna è largamente sovvenzionata dai fondamentalisti cristiani americani. Essa chiede un coinvolgimento crescente di Washington fino all&#8217;arresto di Kony, non esita in una lettera a Obama del 7 marzo scorso a criticare il Congo che minimizzerebbe i crimini del LRA, ma non dice nulla sugli altri eserciti della regione, in particolare quelli alleati degli Stati Uniti, che impiegano anch&#8217;essi bambini soldati come il LRA. Così <em>Invisible Children</em>potrebbe essere una nuova cortina fumogena umanitaria e moralizzatrice destinata ad accecare (volontariamente o involontariamente) l&#8217;opinione pubblica occidentale nel momento in cui il Pentagono sta rafforzando la sua presenza militare, e mentre le multinazionali proseguono la loro guerra dei minerali (senza dimenticare la nuova colonizzazione di terre africane<a href="http://socialistworker.org/2010/09/07/new-african-land-grab">http://socialistworker.org/2010/09/07/new-african-land-grab</a>, in Uganda come altrove, per i biocarburanti).</p>
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		<title>Sasà contro il nazismo e poi le bugie.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 22:58:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sasà contro il nazismo e poi le bugie &#160; Davide Conti -Storico &#8211; Fondazione Lelio Basso (Fonte: &#8221;il manifesto&#8221;) Rosario Bentivegna. Il testamento civile di un uomo che «a via Rasella ci voleva stare, c&#8217;è stato e ci sono ancora». Dietro le calunnie, sempre smentite in giudizio, la vera questione: se la lotta andava fatta Rosario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/04/bdeb89907a9d2b900adda463ee8bbe33_L.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2887" title="bdeb89907a9d2b900adda463ee8bbe33_L" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/04/bdeb89907a9d2b900adda463ee8bbe33_L.jpg" alt="" width="400" height="533" /></a></h2>
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<h2>Sasà contro il nazismo e poi le bugie</h2>
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<p><strong><span style="color: #ff0000;">Davide Conti -Storico</span> &#8211; <span style="color: #0000ff;">Fondazione Lelio Basso (Fonte: &#8221;il manifesto&#8221;)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rosario Bentivegna. Il testamento civile di un uomo che «a via Rasella ci voleva stare, c&#8217;è stato e ci sono ancora».</p>
<div style="text-align: justify;">Dietro le calunnie, sempre smentite in giudizio, la vera questione: se la lotta andava fatta</div>
<div>
<div style="text-align: justify;">Rosario Bentivegna è stato molte cose. Giovane universitario antifascista arrestato nel 1941 dalla polizia del regime, comandante dei Gruppi d&#8217;azione patriottica &#8220;Carlo Pisacane&#8221; del Pci nella Roma occupata dai nazifascisti, commissario politico delle Brigate Garibaldi in Montenegro durante la Resistenza in Jugoslavia, medaglia d&#8217;argento al valor militare per la guerra partigiana, medico del lavoro impegnato per quarant&#8217;anni nelle lotte contro le nocività e per la salute dei lavoratori.<br />
Il suo nome figurò anche nella lista dei 731 &#8220;enucleandi&#8221; (tutti dirigenti, quadri, militanti e sindacalisti comunisti e socialisti) che sarebbero stati arrestati e deportati nella base di Gladio a Capo Marrargiu in Sardegna in caso di realizzazione del &#8220;golpe De Lorenzo&#8221; nel 1964.<br />
Per tutta la vita però Rosario Bentivegna è stato inchiodato a via Rasella, dovendo far fronte alle calunnie, agli attacchi ed alla costante riproposizione di falsi storici di ogni tipo smentiti dalle sentenze dei tribunali, che hanno cronologicamente condannato i vari Montanelli, Feltri e Belpietro, dagli studi storici più seri ma soprattutto dai fatti.<br />
L&#8217;Osservatore Romano il giorno dopo la strage delle Fosse Ardeatine chiamò «martiri» i 335 trucidati dai nazifascisti, «vittime» i 33 soldati tedeschi del battaglione Bozen e «colpevoli sfuggiti all&#8217;arresto» i partigiani dei Gap autori dell&#8217;attacco.<br />
Da allora e fino ad oggi la produzione di falsi, leggende, e polemiche su via Rasella non ha avuto praticamente sosta. I mai esistiti manifesti tedeschi, la cui inesistenza fu confermata da Kappler e Kesselring in persona durante i processi negli anni quaranta, che avrebbero invitato i partigiani a consegnarsi per evitare il massacro delle Ardeatine; i paragoni strabici con la vicenda del carabiniere Salvo D&#8217;Acquisto, che non si presentò ai tedeschi ma si immolò eroicamente ai carnefici quando con altri innocenti civili era stato già catturato; la vergognosa calunnia di aver voluto &#8220;provocare&#8221; gli occupanti per fargli compiere una strage che avrebbe &#8220;destato&#8221; Roma dal torpore attendista; finanche la leggenda metropolitana, smentita dai tutti i principali dirigenti del gruppo a cominciare da Orfeo Mucci, di aver voluto far colpire dai nazisti altri partigiani di Bandiera Rossa, riunitisi in un incontro clandestino proprio nei pressi di via Rasella, per liquidare dei rivali a sinistra.<br />
Forse, come ricordava spesso Bentivegna, l&#8217;obiezione meno ridicola, cioè che non si nasconde dietro falsi miti, senso comune e bugie, formulata contro via Rasella è quella della sua supposta inutilità, data dal fatto che di lì a poco sarebbero giunti a Roma gli Alleati liberando da soli la città senza spargimenti di sangue.<br />
Questo nodo rappresenta ancora oggi il fulcro non solo dell&#8217;attacco di via Rasella ma dell&#8217;intera vicenda della Resistenza italiana ed europea.<br />
All&#8217;obiezione dell&#8217;inutilità dell&#8217;azione è quantomai necessario rispondere con due domande: la lotta di Liberazione andava fatta oppure no? Le forze democratiche del Comitato di liberazione nazionale dovevano piegarsi al ricatto delle rappresaglie e rispettare l&#8217;ordine pubblico e militare delle truppe naziste mentre queste davano luogo, soltanto a Roma, ai rastrellamenti del Ghetto e del Quadraro, alle torture di via Tasso o alle fucilazioni degli antifascisti a Forte Bravetta?<br />
Questa è e rimane la «questione» che interroga direttamente non tanto i tribunali quanto la coscienza pubblica del nostro paese. E se si contesta la legittimità di via Rasella non si attacca un uomo o un partito politico ma si disconosce uno di quei luoghi in cui Piero Calamandrei invitava i giovani ad «andare in pellegrinaggio per vedere i luoghi dove è nata la nostra Costituzione».<br />
Bentivegna non ha mai amato essere definito un eroe, ha sempre rifuggito quella retorica celebrativa con la quale a suo giudizio la Resistenza veniva cristallizzata come un monumento «di quelli che poi si dimenticano». Ha sempre preferito raccontare la lotta di Liberazione nella sua dimensione umana, i tormenti, le sofferenze, i drammi interiori e i dubbi, ma anche gli entusiasmi giovanili e le ingenuità di quelle donne e quegli uomini che, come lui, avevano fatto la scelta dolorosa e carica dell&#8217;etica della responsabilità di impugnare le armi nella lotta al fascismo internazionale.<br />
Nel suo ultimo libro Senza fare di necessità virtù (Einaudi) Bentivegna ha rivendicato una volta di più la giustezza della scelta della lotta armata contro il nazifascismo, assumendosi in prima persona, senza nascondersi dietro l&#8217;obbligo dell&#8217;esecuzione dell&#8217;ordine superiore, la responsabilità delle azioni armate contro gli occupanti tedeschi ed i collaborazionisti fascisti.<br />
«Io a Via Rasella ci sono stato perché ci volevo stare», scrisse Bentivegna in una lettera a Giorgio Amendola e Antonello Trombadori, «ci sono sempre rimasto e ci sono ancora».<br />
Questo il testamento civile di un uomo che aveva «scelto di essere un comunista e un combattente nel 1938 perché voleva la pace e la giustizia sociale, perché voleva essere libero e vivere nella democrazia».</div>
<div style="text-align: justify;">
<strong> </strong></div>
</div>
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		<title>Cina: il piano di sviluppo economico e sociale per il 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 21:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>puntocritico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[crescita cinese 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Pekino]]></category>
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		<description><![CDATA[Cina: il piano di sviluppo economico e sociale per il 2012 Di Alberto Gabriele per Marx 21° http://www.marx21.it/internazionale/cina/1377-cina-il-piano-di-sviluppo-economico-e-sociale-per-il-2012.html 1. Il 5 marzo il rapporto sulla realizzazione del Piano di sviluppo economico e sociale per il 2011 e la versione preliminare del piano di sviluppo economico e sociale per il 2012 sono stati presentati alla quinta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/04/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2883" title="images" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/04/images.jpeg" alt="" width="224" height="176" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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<h2>Cina: il piano di sviluppo economico e sociale per il 2012</h2>
<p><span style="color: #ff0000;">Di Alberto Gabriele</span> <span style="color: #0000ff;">per Marx 21°</span></p>
<p><span style="color: #999999;">http://www.marx21.it/internazionale/cina/1377-cina-il-piano-di-sviluppo-economico-e-sociale-per-il-2012.html</span></p>
<p style="text-align: justify;">1. Il 5 marzo il rapporto sulla realizzazione del Piano di sviluppo economico e sociale per il 2011 e la versione preliminare del piano di sviluppo economico e sociale per il 2012 sono stati presentati alla quinta sessione dell’11o congresso Nazionale del popolo. L’assemblea ha approvato entrambi i piani il 16 marzo.
</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto sul Piano di sviluppo economico e sociale per il 2011 conferma in linea di massima cose gia’ note ( la realizzazione di importanti obiettivi, il continuo progresso in molte aree economico-sociali e la permanenza di vari problemi strutturali), ma contiene anche alcuni dati abbastanza nuovi e significativi.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="fr-CH">La crescita del PIL nel 2011 e’ stata del 9.2%, 1.2 punti percentuali in piu’ di quanto previsto dal piano. In Cina ( a differenza di quanto succede il Italia e nella maggior parte dei paesi del mondo) un tasso di crescita « oltre il piano » e’ tutt’altro che un avvenimento eccezionale. Contrariamente alle apparenze, pero’, non rappresenta necessariamente un fatto positivo, perche’ costituisce in qualche misura un indizio della insufficiente capacita’ del governo nel frenare le spinte sistemiche che provocano un eccesso di investimenti fissi.
</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni passi avanti importanti sono stati fatti nei campi del miglioramento del tenore di vita nelle campagne e nei processi di ristrutturazione economica. Ad esempio, la spesa per l’agricoltura e le infrastrutture economiche esociali in zone rurali e’ aumentata del 21.2%, oltre il doppio del PIL. Gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&amp;D) sono aumentati , e’ stato lanciato il programma Innovazione 2020, e decine di nuovi centri di ricerca sono stati posti in funzione. Il valore aggiunto delle industrie manufatturiere high-tech e’ aumentato del 16.5%, un tasso superiore a quella della media delle grandi imprese. Nuovi ingenti fondi sono stati investiti nello sviluppo tecnologico dei settori industriali strategici, e nello sviluppo prioritario delle regioni piu’ povere, nella ristrutturazione del settore energetico e nella protezione dell’ambiente naturale.
</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sfera dello sviluppo sociale, il dato piu’ importante e’ costituito da una crescita reale del reddito disponibile medio rurale maggiore di quella del reddito urbano, per il secondo anno consecutivo. Il tasso di crescita del reddito rurale e’ stato dell’11.4%, maggiore di quella del PIL e la piu’ alta dal 1985. I salari dei lavoratori migranti sono aumentati di oltre il 20%, confermando la forte tendenza al rialzo tipica degli ultimi anni – favorita da vari fattori, tra cui i segnali di relativo esaurimento del pur amplissimo ”esercito di riserva” nelle campagne e l’aumento dei salari minimi imposti per legge.
</p>
<p style="text-align: justify;">Varie iniziative settoriali di lotta contro la poverta’ rurale sono state ampliate. Il programma di costruzione di case popolari ha ricevuto fondi per oltre 170 miliardi di yuan, oltre il doppio che nel 2010. Oltre 4 milioni di unita’ abitative sono state completate, e sono cominciati i lavori per costruirne altri 10 milioni.
</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di sicurezza sociale (parzialmente nuovo), che copre sai i residenti urbani che quelli rurali, puo’ ormai considerarsi “basicamente in funzione”. Si sono realizzati progressi nel rafforzamento dell’educazione pubblica e nella riforma e nell’ampliamento del sistema sanitario pubblico.
</p>
<p style="text-align: justify;" lang="es-ES">La maggiore parte degli obiettivi quantitativi annuali fissati dal 12º piano quinquennale sono stati raggiunti o superati. Su 11 sotto-obiettivi legati ai sette obiettivi chiave del piano quinquennale, otto sono stati raggiunti o superati. Tra loro, sono particolarmente significativi quello relativo al consumo di acqua per unita’ di valore aggiunto industriale e altri tre di natura ecologica, l’avanzamento del programma di case popolari e il tasso di copertura della assicurazione medica basica nelle citta’ e nelle campagne. Invece, tre importanti sotto-obiettivi ecologici sono stati mancati: quelli relativi alla diminuzione del consumo di energia per unita’ di PIL e delle emissioni di diossido di carbonio e di ossido di idrogeno.
</p>
<p style="text-align: justify;">Il piano annuale contemplava inoltre un’altra categoria di nove obiettivi. Sette sono stati raggiunti o superati: i tassi di crescita del PIL, dell’ urbanizzazione, della partecipazione alla scuola secondaria superiore, dei redditi pro capite urbani e rurali, e due obbiettivi legati alla creazione di posti di lavoro. Altri due obiettivi (proporzione del settore servizi nel PIL e spesa per ricerca e sviluppo come percentuale del PIL )sono stati mancati. [1]
</p>
<p style="text-align: justify;" lang="pt-BR">2. Tuttavia, chi pensasse che il (quasi completo) raggiungimento degli obiettivi quantitativi del piano induca i comunisti cinesi a dormire sugli allori e ad abbandonarsi all’autocelebrazione sarebbe anni luce lontano dal vero. Usando in modo caratteristico la prima persona plurale, coerente con il carattere collettivo dello sforzo del partito per lo sviluppo nazionale, il documento afferma infatti subito dopo che le ragioni sottostanti il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi sono di carattere strutturale: “La ragione principale del nostro fallimento nel raggiungere alcuni obietttivi annuali sono: le direttrici principali dello sviluppo economico non sono state cambiate in modo sostanziale, il lavoro sulla ristrutturazione economica procede troppo lentamente, le industrie pesanti e la chimica costituiscono una parte troppo grande dell’economia, e il livello complessivo della tecnologia e’ basso”.
</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati fatti dei progressi, ma non e’ stato facile e la strada e’ ancora lunga. “  I risultati ottenuti sono prodotto dell’approccio scientifico&#8230; (ai problemi da parte del partito e degli sforzi di tutto il popolo)&#8230;e ha dimostrato pienamente i vantaggi del sistema socialista com caratteristiche cinesi&#8230; La situazione macroeconomica che deve essere affrontata nel 2012 rimane difficile e complessa&#8230; ci sono seri conflitti e problemi che rendono il nostro sviluppo economico sbilanciato, non- coordinato e insostenibile”. Tra i vari fattori negativi individuati nel rapporto, ci sono quelli di natura ecologica e sociale a richiamare maggiormente l’attenzione: ”La situazione relativa al risparmio energtico e alla riduzione delle emissioni e’ severa&#8230; La distribuzione del reddito e’ ancora molto diseguale&#8230;”.
</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare? La seconda sezione del documento illustra i principali obiettivi strategici per il 2012. La stella polare dello sviluppo cinese e’ sempre piu’ chiaramente individuata nella modernizzazione e ristrutturazione dell’economia sulla base dello sviluppo scientifico e tecnologico, da perseguirsi tra l’altro attraverso uma continua espansione degli investimenti in ricerca e sviluppo. Il PCC sembra avere interiorizzato profondamente una elementare verita’ nota a ogni materialista: nel lungo periodo, il vero sviluppo, l’unica forma possibile di continuo miglioramento delle condizioni dell’umanita’, puo’ e deve basarsi crescentemente (e, in ultima nalisi, esclusivamente) sullo sviluppo scientifico-tecnologico, e non sulla ulteriore depredazione delle risorse naturali. Tale sviluppo scientifico-tecnologico non va inteso in senso restrittivo, come puro sviluppo del macchinismo e della scienza da laboratorio, ma deve permeare tutta la sfera della pianificazione e del controllo della economia : “ Lo sviluppo scientifico e la accelerazione della trasformazione delle direttrici principali dello sviluppo economico devono costituire il principio fondamentale del nostro lavoro”.
</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base di questa premessa fondamentale, il PCC indica alcuni compiti fondamentali e prefigura l’attuazione di alcune misure chiave durante il 2012 [2].
</p>
<p style="text-align: justify;" lang="pt-BR">L’obiettivo di crescita dei consumi e’ 14% (molto piu’ alto della crecita del PIL). Il PCC si impegna a “intensificare gli sforzi per aumentare il reddito dei meno abbienti, aumentare regolarmente i salari minimi e le pensioni, e migliorare il sistema dei salari nel settore pubblico”. Obiettivi quantitativi sono indicati anche per la spesa in R&amp;D ( che dovra’ raggiungere una percentuale del PIL pari a 1.92, ormai vicinissima alla soglia del 2% tradizionalmente considerata come minimo adeguato per un paese avanzato moderno), per lo sviluppo delle industrie high-tech e di altri settori strategici non tradizionali, e dei servizi in generale. Risorse crescenti saranno investite nelle zone rurali, per accelerare il progresso tecnologico in agricoltura, espandere le infrastrutture e piu’ in generale migliorare le condizioni di vita della popolazione.
</p>
<p style="text-align: justify;">Sara’ perseguito uno sviluppo armonico delle diverse regioni del paese – rafforzando i trasferimenti verso quelle piu’ povere &#8211; e continuera’ il processo di urbanizzazione (a questo proposito, e’ interessante osservare che nel 2011, per la prima volta nella storia, il numero dei residenti urbani ha superato quello degli abitanti delle zone rurali). La priorita’ accordata agli investimenti nei campi della conservazione e innovazione energetica e della difesa dell’ambiente viene ulteriormente confermata.
</p>
<p style="text-align: justify;">3. Alcuni delle ultime (sotto)sezioni del documento presentano un particolare interesse di ordine ideologico e sociale. La sezione 7, dedicata alle riforme e al “ miglioramento dei sistemi e meccanismi volti a realizzare lo sviluppo in modo scientifico”, contiene tre punti di cruciale importanza.
</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo riguarda la proprieta’ dei mezzi di produzione: il PCC mantiene il principio fondamentale in base al quale “ La proprieta’ pubblica e’ dominante e le entita’ economiche sotto diverse forme di proprieta’ si sviluppano una accanto all’altra”. In questo contesto, continuera’ la riforma delle imprese pubbliche, la maggior parte delle quali passano ad essere amministrate in un regime formalmente simile a quello delle partecipazioni statali che c’erano un tempo in Italia.
</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo punto riguarda la riforma del sistema di distribuzione del reddito: ”Aumenteremo la proporzione del reddito individuale nel reddito nazionale e quella dei salari nella distribuzione primaria. Aumenteremo regolarmente i salari minimi, e amplieremo gradualmente il ruolo delle contrattazioni collettive&#8230; prenderemo ulteriori misure per rendere piu’ efficace la tassazione dei redditi piu’ alti&#8230; invertiremo rapidamente la tendenza verso l’aumento delle diseguaglianze economiche”.
</p>
<p style="text-align: justify;" lang="es-ES">Il terzo punto si riferisce al proseguimento e al rafforzamento delle riforme del sistema di sanita’ pubblica, basato sulla estensione del sistema nazionale di assicurazione medica basica, raggiungendo un tasso di copertura del 95% anche nelle campagne. Il partito &#8211; con grande difficolta’, dato il potere della lobby dei medici e di altri interessi costituiti &#8211; sta anche cercando di riformare il sistema di ospedali pubblici ( troppo costosi e inefficienti, a causa del permanere di forme di semiprivatizzazione introdotte incautamente molti anni fa) e di mettere in piedi un sistema di acquisti centralizzati delle medicine di base.
</p>
<p style="text-align: justify;">Le ultime sezioni ribadiscono come obiettivi prioritari ( a parte la crescita economica e la creazione di posti di lavoro) il miglioramento del sistema di sicurezza sociale ( aumentando tra l’altro i sussidi per il finanziamento della assicurazione medica dei migranti), la costruzione di case popolari, lo sviluppo dei sistemi pubblici nei settori della sanita’ e dell’ educazione [3]. E’ importante osservare che in tutti questi settori e’ previsto esplicitamente un aumento del ruolo dei finanziamenti provenienti dal bilancio centrale dello Stato.
</p>
<p style="text-align: justify;">4. I documenti di pianificazione economica e sociale sintetizzati in questo articolo sono molto interessanti, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche da quello dello stile e della forma (nella misura in cui questi aspetti possano essere colti dalla traduzione inglese !). Nonostante l’estrema ufficialita’ che li caratterizza, infatti, essi gettano getta abbastanza luce sulla cultura economica, politica e , in un certo senso, filosofica del Partito Comunista Cinese (PCC), in questa fase estremamente complessa caratterizzata a livello internazionale dalla accresciuta instabilita’ dei maggiori centri del capitalismo mondiale e da un evidente e preoccupante aumento della aggressivita’ dell’imperialismo, e a livello nazionale dall’avviarsi di una delicata transizione che portera’ ai vertici del partito e dello Stato un nuovo gruppo dirigente. Gli aspetti piu’ rilevanti sono i seguenti :</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<p lang="fr-CH">Il PCC rimane fedele al modello generale di socialismo di mercato che caratterizza strutturalmente l’originale formazione economico-sociale costituita dalla Repubblica Popolare Cinese, ma ha ormai acquisito piena coscienza della necessita’ di mettere in atto riforme strutturali profondissime volte al passaggio dalla crescita estensiva (economicamente e ecologicamente insosteninibile) allo sviluppo intensivo.</p>
</li>
<li>La riaffermazione del modello socialista si identifica con la natura scientifica della pianificazione e piu’ in generale della gestione della economia e dello stesso rapporto tra uomo e natura. La distanza culturale dalle varie forme di irrazionalismo reazionario prevalenti nell’occidente capitalistico (dalla religione del mercato alla mistica della “crescita”) e’ assai piu’ ampia di quanto generalmente riconosciuto dalla maggior parte degli osservatori.</li>
<li>
<p lang="es-ES">Sono iniziate e dovranno approfondirsi una serie di riforme destinate a rafforzare il ruolo dello Stato nei servizi sociali basici, nella sicurezza sociale e nella edilizia pubblica. Necessariamente (e, in qualche caso, esplicitamente) queste riforme implicano una riduzione del ruolo relativo del mercato in ampie sfere dell’economia di decisiva importanza per il benessere sociale, e un ripudio del « deviazionismo di destra » di impronta para-liberale che tanti danni ha provocato in questi settori nel recente passato.</p>
</li>
<li>
<p lang="es-ES">Si afferma in modo esplicito il diritto/dovere da parte dello Stato di intervenire con urgenza e in modo deciso nei processi di distribuzione dei redditi primari, al fine di invertire la perniciosa tendenza all’aumento delle diseguaglianze economiche. A questo proposito, alcuni segni preliminari (la riduzione per due anni consecutivi della differenza tra i redditi medi urbani e rurali; l’avvenuto superamento numerico della popolazione rurale da parte di quella urbana; l’accelerazione nella crescita salariale in atto dai primi anni 2000) potrebbero indicare che l&#8217;inversione di tendenza e’ gia’ in corso.
</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" lang="es-ES"><strong>NOTE</strong></p>
<p>1 Il relativo insuccesso in questi due campi e’ meno grave che nel caso della mancata realizzazione di alcuni obbiettivi ecologici. Sia l’espansione dei servizi che il rafforzamento del sistema nazionale di innovazione e ricerca stanno comunque procedendo molto rapidamente.
</p>
<div id="sdfootnote1" style="text-align: justify;">
<p>2 Tra questi, faro’ riferimento soprattutto a quelli non strettamente economici (naturalmente, mantenere uma robusta crescita continua ad essere una priorita’).
</p></div>
<div id="sdfootnote2" style="text-align: justify;">3 La spesa per l’educazione raggiungera’ il 4% del PIL</div>
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		<title>Dietro l’aumento del prezzo del petrolio: picco del petrolio o speculazione di Wall Street?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 23:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>puntocritico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[iran]]></category>
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		<category><![CDATA[Washington]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Dietro l’aumento del prezzo del petrolio: picco del petrolio o speculazione di Wall Street? Di F. William Engdahl  Giornalista statunitense, specialista in questioni energetiche e geopolitiche.  http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del Già dall’ottobre dello scorso anno, il prezzo del greggio sui mercati dei futures è esploso. Vengono fornite diverse spiegazioni. La più comune è che i mercati finanziari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
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<h2><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Unknown-112.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2880" title="Unknown-11" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Unknown-112.jpeg" alt="" width="225" height="225" /></a></h2>
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<h2>Dietro l’aumento del prezzo del petrolio: picco del petrolio o speculazione di Wall Street?</h2>
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<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #ff0000;">Di F. William Engdahl</span> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Giornalista statunitense, specialista in questioni energetiche e geopolitiche. </span></p>
<p>http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del</p>
<p style="text-align: justify;">Già dall’ottobre dello scorso anno, il prezzo del greggio sui mercati dei futures è esploso. Vengono fornite diverse spiegazioni. La più comune è che i mercati finanziari riterrebbero imminente una guerra tra Israele e Iran o USA e Iran, o USA e Israele contro l’Iran. Un’altra spiegazione vuole che il prezzo stia inevitabilmente salendo perché il mondo avrebbe superato il cosiddetto “Picco del Petrolio”- il punto sull’immaginaria Curva Gaussiana, in cui metà di tutte le riserve di petrolio conosciute sono state esaurite ed il petrolio rimanente andrà diminuendo ad un ritmo crescente, portando ad un conseguente aumento di prezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia le spiegazioni legate al pericolo di una guerra sia quelle sul picco del petrolio sono sbagliate. Come nella corsa agli aumenti astronomici dell’estate del 2008, quando il petrolio nei mercati futures raggiunse in poco tempo i $147 a barile, il petrolio è oggi in aumento a causa della pressione speculativa sui futures degli hedge funds e delle maggiori banche come Citigroup, JP Morgan Chase e la più importante, Goldman Sachs, la banca onnipresente quando si tratta di guadagnare grandi somme con pochi sforzi, scommettendo su cavalli sicuri vincitori. Queste compagnie stanno ottenendo un generoso aiuto dall’agenzia governativa statunitense che si occupa di regolare i derivati finanziari, la Commodity Futures Trading Corporation (CFTC).</p>
<dl>
<dt><img src="http://www.voltairenet.org/local/cache-vignettes/L400xH221/oilprices1obrenty-2-6c1f6.gif" alt="GIF - 19.7 Kb" width="400" height="221" /></dt>
</dl>
<p style="text-align: justify;">Quotazione del BRENTDall’inizio di ottobre 2011, sei mesi fa, il prezzo dei Brent Crude Oil Futures sul mercato ICE Futures è aumentato, passando da meno di 100$ al barile a oltre 126$, un aumento di oltre il 25%. Solo nel 2009 il petrolio era a 30$ al barile.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure la domanda mondiale di petrolio grezzo in quel periodo non era in aumento, bensì in discesa. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) riferisce che le riserve mondiali di petrolio sono aumentate di 1.3 milioni di barili al giorno negli ultimi tre mesi del 2011, mentre la domanda mondiale è cresciuta solo della metà durante lo stesso periodo di tempo. Il consumo di benzina sta diminuendo negli U.S.A. dell’8%, in Europa del 22% e persino in Cina cala. La recessione che ha colpito tutta l’Unione Europea, la profonda recessione/depressione negli Stati Uniti ed il rallentamento del Giappone hanno ridotto la domanda globale di petrolio, mentre ogni giorno vengono fatte nuove scoperte, e paesi come l’Iraq stanno aumentando le proprie scorte dopo anni di guerra. L’esiguo picco negli acquisti petroliferi da parte della Cina in gennaio e febbraio, è dipesa dalla decisione, presa il dicembre scorso, di costituire una propria riserva strategica di petrolio, e ci si aspetta il ritorno a livelli di importazione normali entro la fine di questo mese. Allora come si spiega il picco del prezzo del petrolio? Giocando con il “petrolio di carta”</p>
<p style="text-align: justify;">Può essere utile dare un breve sguardo al funzionamento degli attuali mercati del “petrolio di carta”. Da quando Goldman Sachs ha comprato J. Aron &amp; Co., astuto commerciante di commodities degli anni ’80, il commercio del petrolio grezzo è passato dal dominio di compratori e venditori di petrolio fisico sul momento, verso un mercato in cui non è il rapporto domanda/offerta corrente di petrolio a determinare i prezzi quotidianamente, bensì la speculazione sregolata sui futures che scommette sul prezzo di un dato greggio in una precisa data del futuro, in genere tra i 30, 60 o 90 giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, un Congresso favorevole a Wall Street (e finanziato da essa) ha approvato diverse leggi volte ad aiutare le banche interessate al commercio di futures sul petrolio. Tra queste leggi ce n’è una che ha permesso nel 2001 alla Enron, sulla via della bancarotta, di cimentarsi impunemente in uno schema finanziario Ponzi che valeva miliardi, appena prima del fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commodity Futures Modernization Act del 2000 (CFMA) è stato scritto da Tim Geithner, l’uomo che oggi è segretario del Tesoro del Presidente Obama. Il CFMA, a seguito dell’influente lobbying finanziario delle banche di Wall Street, ha dato via libera al commercio over-the-counter (tra istituzioni finanziarie) dei derivati futures sul petrolio, senza supervisione governativa. Il petrolio e gli altri prodotti energetici ne sono stati esonerati grazie a quella che è stata chiamata “la Scappatoia Enron” (Enron Loophole).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2008, durante l’indignazione popolare contro le banche di Wall Street che hanno causato la crisi finanziaria, il Congresso ha finalmente fatto passare una legge, contro il veto del Presidente George Bush, per “chiudere la scappatoia Enron”. E nel gennaio 2011, in seguito alla Riforma Dodd-Frank di Wall Street, il CFTC ha avuto l’autorità di imporre un tetto di posizione agli operatori petroliferi.</p>
<p style="text-align: justify;">Curiosamente, questi limiti non sono ancora stati resi operativi dal CFTC. In una recente intervista, il Senatore Bernie Sanders del Vermont ha dichiarato che il CFTC non ha la “volontà” di mettere in atto questi limiti e “deve obbedire alla legge”. “Ciò che dobbiamo fare – ha aggiunto – è… limitare l’ammontare di petrolio che qualunque compagnia può controllare nei mercati dei futures. La funzione di questi speculatori non è di usare il petrolio, ma di creare profitto dalla speculazione, aumentare i prezzi e vendere”. [<a id="nh1" title="Morgan Korn, Oil Speculators Must Be Stopped and the CFTC “Needs to Obey the (...)" href="http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del#nb1" rel="footnote">1</a>]</p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente della CFTC Gary Gensler ha parlato molto del tentativo di chiudere la scappatoia, ma finora non ha agito di conseguenza. Gensler è un ex dirigente, guarda caso, di Goldman Sachs. L’applicazione della legge da parte del CFTC è tuttora inesistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo delle banche principali, insieme ai grandi gruppi petroliferi come BP, nella manipolazione della nuova bolla del prezzo del petrolio dallo scorso autunno, lontana dalla realtà della domanda e richiesta dei reali barili di petrolio, è stata notata da molte fonti. Un “Casinò di scommesse…”</p>
<p style="text-align: justify;">Le stime attuali dicono che gli speculatori, cioè i commercianti di futures come le banche o i fondi speculativi che non hanno intenzione di fare consegne fisiche ma solo di ottenere profitti cartacei, controllano ad oggi circa l’80% del mercato dei futures energetici; dieci anni fa era solo il 30%. Il Presidente del CFTC Gary Gensler, forse per mantenere una minima credibilità mentre la sua agenzia ignora il mandato del Congresso, lo scorso anno ha dichiarato, in riferimento ai mercati petroliferi, che “un grande afflusso di denaro proveniente dalle speculazioni ha creato una profezia che si è avverata ed ha fatto alzare i prezzi dei beni di consumo”. [<a id="nh2" title="Ibid." href="http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del#nb2" rel="footnote">2</a>]</p>
<p style="text-align: justify;">Agli inizi di marzo, il ministro kuwaitiano del petrolio Hani Hussein ha dichiarato, in un’intervista alla televisione di Stato, che “La legge della domanda e dell’offerta non giustifica il prezzo attuale del petrolio”. [<a id="nh3" title="UpstreamOnline, Kuwait’s oil minister believes current world oil prices are (...)" href="http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del#nb3" rel="footnote">3</a>] Michael Greenberger, professore alla facoltà di legge del Maryland ed ex regolatore della CFTC, ha tentato di portare la pubblica attenzione sulle conseguenze delle decisioni del governo U.S.A. di permettere la sfrenata speculazione e manipolazione dei prezzi dell’energia da parte delle grandi banche e dei fondi. Ha recentemente dichiarato: “Ci sono 50 studi che mostrano come la speculazione aggiunga un incredibile sovrapprezzo al petrolio, ma in qualche modo non sono riusciti ad entrare nella convinzione comune”. “Una volta che il mercato è dominato dagli speculatori – ha aggiunto – ciò che si ha davanti è un casinò”. [<a id="nh4" title="Peter S. Goodman, Behind Gas Price Increases, Obama’s Failure To Crack Down (...)" href="http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del#nb4" rel="footnote">4</a>]</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato della regolamentazione permissiva del governo USA sui mercati petroliferi ha creato le condizioni ideali in base a cui una manciata di banche strategiche e di istituzioni finanziarie, le stesse che dominano il mercato mondiale dei derivati del petrolio e che hanno partecipazioni della maggiore borsa di petrolio, la londinese ICE Futures, sono in grado di creare enormi variazioni a breve-termine nel prezzo che paghiamo per il petrolio o la benzina o una sterminata quantità di altri prodotti derivati dal petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi siamo nel bel mezzo di una di quelle oscillazioni, che è peggiorata dalla retorica dimostrazione di forza israeliana sul programma nucleare iraniano. Voglio mettere in chiaro la mia ferma convinzione che Israele non inizierà una guerra contro l’Iran, né lo farà Washington. Ma l’effetto della retorica di guerra è creare lo sfondo ideale per un’ingente speculazione sul petrolio. Alcuni analisti parlano della possibilità che il petrolio raggiunga i 150$ a barile entro l’estate.</p>
<p style="text-align: justify;">Hillary Clinton ha assicurato che il prezzo del petrolio continuerà ad aumentare per mesi a causa del timore di una possibile guerra con l’Iran, lanciando un ultimatum al paese sulla questione nucleare, durante i colloqui con il Ministro degli Esteri Russo Lavrov: “entro la fine dell’anno, oppure…”. [<a id="nh5" title="Tom Parfitt, US ’tells Russia to warn Iran of last chance’, The Telegraph, 14 (...)" href="http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del#nb5" rel="footnote">5</a>]</p>
<p style="text-align: justify;">Curiosamente, uno dei veri motivi dell’attuale bolla sul prezzo del petrolio sono le sanzioni economiche che il governo Obama ha imposto sulle transazioni petrolifere della Banca Centrale dell’Iran. Facendo pressioni (minacciando rappresaglie) sul Giappone, la Corea del Sud e la UE affinché non importino petrolio iraniano, Washington ha imposto un grande calo nelle forniture di petrolio dall’Iran verso il mercato mondiale nelle scorse settimane, dando una spinta ai giochi di Wall Street sui derivati petroliferi. In un recente editoriale sul Financial Times, Ian Bremmer e David Gordon del Eurasia Group hanno scritto: “…togliere una quantità eccessiva di petrolio iraniano dalle scorte energetiche mondiali può provocare un aumento nel prezzo del petrolio che provocherebbe una frenata nella ripresa, pur provocando dei danni finanziari all’Iran. Forse per la prima volta, le sanzioni hanno la potenzialità di avere “troppo successo”, provocando danni tanto ai sanzionati quanto ai sanzionatori.”</p>
<p style="text-align: justify;">L’Iran, secondo Bloomberg, sta spedendo ogni giorno dai 300.000 ai 400.000 barili in meno degli usuali 2.5 milioni. La scorsa settimana l’Amministrazione U.S.A. per l’Informazione sull’Energia ha scritto in un rapporto che molto di quel petrolio iraniano non viene esportato perchè gli assicuratori non stipulano polizze per le spedizioni. [<a id="nh6" title="Steve Levine, Obama administration brushes off oil price impact of Iran (...)" href="http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del#nb6" rel="footnote">6</a>]</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema della speculazione sregolata sui derivati del petrolio da parte di poche, grandi banche non è una cosa nuova. Un’indagine del Sottocomitato Permanente del Senato U.S.A. del giugno 2006, ha riportato riguardo Il ruolo della speculazione del mercato nell’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, che “…c’è una sostanziale prova a supporto della conclusione che la gran parte della speculazione nel mercato attuale ha portato ad un significativo aumento dei prezzi.”</p>
<p style="text-align: justify;">La relazione ha evidenziato che la Commodity Futures Trading Trading Commission ha avuto mandato dal Congresso di assicurarsi che i prezzi sul mercato dei futures rispecchino le leggi di domanda e offerta, invece che pratiche di manipolazione o eccessiva speculazione. Lo US Commodity Exchange Act (CEA) dice che “L’eccessiva speculazione su qualunque bene sotto contratto di vendita per le vendite future… che causi un’improvvisa o irrazionale fluttuazione, o cambiamenti arbitrari nel prezzo dei suddetti beni, è un sovraccarico non necessario nel commercio interstatale di tali beni”. Inoltre, la CEA si rivolge alla CFTC per stabilire quei limiti commerciali “che la Commissione ha ritenuto necessari a diminuire, eliminare, o prevenire tali sovraccarichi”. [<a id="nh7" title="F. William Engdahl, ‘Perhaps 60% of today’s oil price is pure speculation’, (...)" href="http://www.voltairenet.org/Dietro-l-aumento-del-prezzo-del#nb7" rel="footnote">7</a>]</p>
<p style="text-align: justify;">Dov’è la CFTC ora che abbiamo bisogno di queste limitazioni? Come ha giustamente notato il Senatore Sanders, la CFTC sembra ignorare la legge, a beneficio della Goldman Sachs e degli amici di Wall Street che dominano il commercio dei futures sul petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel momento in cui sarà evidente che l’amministrazione Obama avrà agito per impedire una guerra con l’Iran, aprendo diversi canali diplomatici, e che Netanyahu sta semplicemente tentando di usare la minaccia della guerra per migliorare la sua posizione tattica per poter trattare con l’amministrazione Obama che disprezza, il prezzo del petrolio sarà destinato a cadere in pochi giorni. Fino ad allora, gli insider dei derivati del petrolio ridacchieranno dirigendosi in banca. L’effetto dell’aumento di prezzo del petrolio sulla fragile crescita economica del mondo si fa sempre più grave, ed è molto negativo specialmente per paesi come la Cina.</p>
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		<title>Sarà la Siria la prossima destinazione dei mercenari latinoamericani?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 20:48:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà la Siria la prossima destinazione dei mercenari latinoamericani?   Di Vicky Pelaez &#8211; Ria Novosti Traduzione a cura del CeSPIn Puntocritico Quando l&#8217;ipocrisia inizia ad essere una cattiva realtà, è ora di iniziare a dire la verità (Bertold Brecht)     Le guerre e gli interventi militari dell&#8217;Occidente nel XXI secolo si caratterizzano ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/images-17.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2876" title="images-17" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/images-17.jpeg" alt="" width="256" height="192" /></a></h2>
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<h2>Sarà la Siria la prossima destinazione dei mercenari latinoamericani?</h2>
<p><em> </em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Di Vicky Pelaez &#8211; <span style="color: #008000;">Ria Novosti</span></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Traduzione a cura del CeSPIn Puntocritico</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Quando l&#8217;ipocrisia inizia ad essere una cattiva realtà, è ora di iniziare a dire la verità (Bertold Brecht)</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Le guerre e gli interventi militari dell&#8217;Occidente nel XXI secolo si caratterizzano ogni volte di più per una maggior partecipazione di mercenari e contrattisti. Nei documenti governativi o in quelli delle coorporazioni vengono chiamati &#8220;mercs&#8221; o PSCs (Private Security Contractors). L&#8217;utilizzo è arrivato al punto, che come riportato anche dal LosAngeles Times, nel 2007 il numero dei contrattisti in Irak è arrivato a 180.000 unità, superando quindi nel numero i 160.000 soldati delle forze alleate. Di loro più di 50.000 erano mercenari. E la cosa più tragica per noi latinoamericani è che circa 20.000 &#8220;mercs&#8221; erano nostri compatrioti che per circa 100.000 dollari all&#8217;anno hanno portato sangue e morte nei paesi dove vengono impiegati, così come muoiono senza che nessuno sappia o si interessi di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non rientrano nelle statistiche ufficiali. Sappiamo che tra i &#8220;mercs&#8221; ci sono circa 3.000 cileni, 2.000 colombiani, molti peruviani, salvadoregni, honduregni &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Li abbiamo visti in azione in Irak e Afghanistan e noi tutti li abbiamo chiaramente riconosciuti in Libia, durante l&#8217;assassinio di Muhammar Gheddafi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo pubblicazioni di Global Research, le coorporazioni come Xe Services (ex Blackwater), che dispone di circa 20.000 soldati di fortuna e di circa 20 aerei per il loro impiego addestra i propri contrattisti tra cui molti ex militari latinoamericani negli Emirati Arabi Uniti pagando le reclute 150 dollari al giorno con denaro proveniente dall&#8217;Arabia Saudita e , secondo quanto sostiene la rivista, dopo li affittano per qualsiasi tipo di intervento militare diretto o mascherato da &#8220;rivoluzione colorata&#8221; o &#8220;caos organizzato&#8221; con il benestare morale e finanziario dell&#8217;Occidente e ora dei suoi alleati di turno arabi. Dopo la tragedia di Libia, la Siria è stata scelta come il successivo paese per le operazioni, l&#8217;obiettivo è spazzare via il governo di Bashar al Assad vicino a Cina e Russia e installare un governo filo &#8211; occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa uno spostamento dei mercenari alla volta della Siria. Per i globalizzatori il fine giustifica i mezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si sarebbe mai immaginato dieci anni fa che il nemico dichiarato degli Stati Uniti, della Nato e di Israele. la terribile organizzazione Al-Qaeda accausata dell&#8217;attentato contro le torri gemelle, e che è divenuta il pretesto per per massacrare e distruggere l&#8217;Irak e Afghanistan, si è trasformata ora in un solido alleato dell&#8217;Occidente per realizzare una presunta &#8220;rivoluzione colorata&#8221; in Siria?</p>
<p style="text-align: justify;">In questo gioco sporco, le menzogne e le verità si fondono in uno stretto abbraccio quando il leader di Al-Qaeda, Ayman al-Zawahri esorta tutte le cellule dell&#8217;organizzazione in Irak, Libano, Turchia, Libia e Giordania di confluire in Siria col fine di combattere il &#8220;carnefice presidente siriano, Bashar al-Assad.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la pubblicazione israeliana DEBKAfile, specializzata in temi di intelligence, più di 1.500 combattenti di questa organizzazione sono in Siria per dare nuova spinta alla resistenza armata che era stata praticamente dimezzata dalle forze di governo. Ma questo non placa gli &#8220;illuminati&#8221; occidentali nel loro tentativo di spaccare la Siria come nemmeno li detiene il veto di Russia e Cina alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU finalizzata a togliere il potere al presidente siriano. Nemmeno hanno fatto caso all&#8217;informativa della Commissione della Lega Araba che ha constatato negli articoli 26 e 27 che non c&#8217;è stata repressione contro le manifestazioni pacifiche antigovernative e che le bande armate sono state le maggiori responsabili dei massacri dei civili.</p>
<p style="text-align: justify;">In totale durante undici mesi di violenza in Siria sono state causate 5.400 morti civili e più di 2.000 membri delle forze di sicurezza del paese. Senza dubbio, nessuno dice quanti ribelli e mercenari hanno perso la vita poichè vengono conteggiati tra le 5.400 vittime presentate come civili.</p>
<p style="text-align: justify;">La consegna è di andare avanti nella crociata contro la Siria che aprirebbe il cammino all&#8217;Occidente e a Israele per trasformare in rovine l&#8217;Iran. L&#8217;opinione del popolo siriano, che ha recentemente confermato il suo appoggio a Bashar al-Assad nel recente referendum costituzionale, le manifestazioni oceaniche popolari e la preparazione del paese per le elezioni presidenziali programmate per questo primo di luglio, non vengono prese in considerazione perchè semplicemente aspirano a dominare il mondo. Senza dubbio, si sono resi conto che sarà molto difficile e costoso imporre una zona di esclusione aerea nel paese dovuto al suo solido sistema di difesa aerea integrale con missili e radar forniti dalla Russia e dalla Cina.</p>
<p style="text-align: justify;">In accordo con le informazioni d&#8217;intelligence militari occidentali, l&#8217;esercito siriano che conta su 3 milioni di militari (compresi i riservisti) è solido ed eccellentemente preparato e armato avendo a disposizione 4.500 carri armati, 500 aerei e ogni tipo di missile moderno. Nello scartare l&#8217;intervento militare aperto, il potere globalizzato ha cambiato la sua strategia contro la Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora hanno cessato di parlare per il momento di una possibile &#8220;rivoluzione&#8221;, facendo leva sulla necessità di promuovere il processo di &#8220;transizione&#8221;. Nella riunione della settimana scorsa tra il primo ministro della Gran Bretagna David Cameron e il presidente nordamericano Barack Obama hanno dichiarato apertamente che accada ciò che accada il presidente Bashar al-Assad deve essere tolto dal potere e l&#8217;unica cosa che può cambiare è la tattica dell&#8217;Occidente nell&#8217;ottenere questo obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto faccia l&#8217;inviato speciale dell&#8217;ONU per la Siria Kofi Annan in coordinamento con Russia e Cina e la stessa Lega Araba per promuovere il programma di cinque punti per la pace in Siria, l&#8217;Occidente chiede di imporre la propria volontà utilizzando &#8220;altri programmi&#8221;, optando sulla Turchia che da tempo sta sognando di condividere con Israele il ruolo di guardiano degli interessinordamericani ed europei in Medio Oriente. Per nessuno è un segreto che con questo fine il capo della CIA David Petreus, specializzato in azioni sovversive, ha fatto una visita lampo in Turchia per incontrarsi con il suo collega Hakan Fidan e il primo ministro Recep Tayyip Erdogan. Il ruolo della Turchia è, in primo luogo, aiutare la opposizione siriana nel suparare le divergenze e rivalità tra il Consiglio Nazionale Siriano (SNC) e l&#8217;Esercito Libero di Siria (FSA); e in secondo luogo addestrare i mercenari che stanno arrivando nel paese e crearele condizioni per il loro passaggio in Siria al momento opportuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Le armi per la futura guerriglia mercenaria vengono trasportate in Siria dalla Giordania. mentre la Turchia è incaricata di fare il lavoro sporco, i leader francesi, britannici e nordamericani cercano di persuadere i governi russo e cinese che sarebbe di loro interesse allearsi con l&#8217;Occidente per evitare l&#8217;isolamento internazionale. I russi e i cinesi già hanno appreso in Libia cosa significa allearsi con l&#8217;Occidente. Persero tutto. Lo stesso accadrà nel caso della Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Non occorre essere saggi per rendersi conto che ciò che è in gioco non è semplicemente il destino della Siria, dell&#8217;Algeria o dell&#8217;Iran ma il destino del mondo intero. L&#8217;Occidente vuole imporre definitivamente un ordine mondiale unipolare e si rende conto che nelle attuali condizioni può fallire in questo obiettivo. Per la prima volta dalla disintegrazione dell&#8217;URSS, il destino offre la possibilità alla Russia e alla Cina di creare le condizioni per un nuovo ordine multipolare. Tutto dipende dalla volontà dei suoi dirigenti e di conseguenza dei loro popoli.</p>
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		<title>Brasile dichiara guerra monetaria all&#8217;Europa e agli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 00:29:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Brasile dichiara guerra monetaria all&#8217;Europa e agli Stati Uniti.   Raúl Zibechi  - La Jornada &#160; Traduzione a cura del CeSPIn Puntocritico  L&#8217;incontro tra Dilma Rousseff e Angela Merkel il passato 5 marzo in Germania è stato teso e poco cordiale. La presidente del Brasile si lamenta dello &#8220;tsunami monetario&#8221;, come giudica la politica monetaria espansionista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;" align="center"><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/images-152.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2873" title="images-15" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/images-152.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a></h2>
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<h2 style="text-align: justify;" align="center"><strong>Brasile dichiara guerra monetaria all&#8217;Europa e agli Stati Uniti.</strong></h2>
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<h2 style="text-align: justify;" align="center"></h2>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong><em><a href="http://www.rebelion.org/mostrar.php?tipo=5&amp;id=Ra%FAl%20Zibechi&amp;inicio=0"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"> <a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/images-151.jpeg"><br />
</a>Raúl Zibechi</span></a>  - </em></strong></span><span style="color: #008000; text-decoration: underline;"><strong><em><a href="http://www.jornada.unam.mx/"><span style="color: #008000; text-decoration: underline;">La Jornada</span></a></em></strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Traduzione a cura del CeSPIn Puntocritico </span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro tra Dilma Rousseff e Angela Merkel il passato 5 marzo in Germania è stato teso e poco cordiale. La presidente del Brasile si lamenta dello &#8220;tsunami monetario&#8221;, come giudica la politica monetaria espansionista dell&#8217;Europa e degli Stati Uniti, che pregiudica l&#8217;industria dei paesi emergenti. Si è scagliata contro la politica economica &#8220;speculativa&#8221; che spinge il cancelliere tedesco e ha avvertito che il Brasile è un&#8217;economia &#8220;sovrana&#8221; e pertanto adotterà &#8220;tutte le misure atte alla sua protezione&#8221; (O Globo, 5 marzo).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo di Rousseff è di dimostrare che i paesi centrali stanno prendendo misure protezioniste, che definisce una &#8220;forma artificiale di protezione del mercato&#8221;. Si è anche permessa di dare lezioni alla sua controparte tedesca: &#8220;E&#8217; importante che i paesi sviluppati non facciano politiche monetarie espansionistiche, ma politiche di espansione degli investimenti, perchè questo migliora la domanda interna&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua apparizione davanti alla Commissione degli affari Economici del Senato, il Ministro Guido Mantega ha dichiarato che se il Brasile non avesse preso misure per evitare una rivalutazione del Real la quotazione del dollaro sarebbe caduta sino a 1,40 (oggi è di 1,80) e &#8220;tutta l&#8217;industria brasiliana sarebbe bruciata, non avrebbe possibilità di competere e non riuscirebbe ad esportare nulla&#8221; (Agenzia Brasile, 14 marzo 2012). Il Ministro ha ricordato che i paesi del nord hanno iniettato 9 bilioni di dollari nella loro economia, e che di fronte la svalutazione delle loro monete, che considera una &#8220;guerra monetaria&#8221;, &#8220;il Brasile non può svolgere il ruolo del tonto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sino ad ora la principale misura, oltre l&#8217;acquisto in massa di dollari da parte della Banca Centrale, consiste nell&#8217;ampliazione delle imposte alle operazioni finanziarie. &#8220;Ciò che si vuole è spingere sui prestiti a oltre cinque anni, che sono più salutari essendo perlopiù su investimenti economici&#8221;, ha dichiarato Mantega, nell&#8217;annunciare che verranno approfondite le misure per spingere l&#8217;industria e le esportazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Appena appresa la notizia, il Financial Times, portavoce del capitale finanziario internazionale, ha titolato che il Brasile ha dichiarato la &#8220;guerra delle divise&#8221; contro Stati Uniti ed Europa. L&#8217;articolo finisce mettendo in guardia su possibili &#8220;guerre commerciali di massa all&#8217;orizzonte&#8221; come risultato delle politiche in corso (Financial Times 1 marzo 2012).</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso momento in cui il governo brasiliano entrava nella guerra &#8220;delle divise&#8221;, la Casa Bianca sospendeva il contratto che aveva vinto l&#8217;impresa brasiliana Embraer su una commessa di aerei d&#8217;attacco Super Tucano per 355 milioni di dollari per la forza aerea degli Stati Uniti. Se Embraer otteneva di &#8220;entrare&#8221; nel selettivo gruppo di fornitori della principale forza aerea del mondo, si sarebbe consolidata come industria aeronautica militare. Embraer è la terza impresa al mondo nell&#8217;aeronautica civile, dietro solo alla Boeing e Airbus, però quest&#8217;anno è riuscita ad entrare nella lista delle prime 100 imprese militari al mondo occupando il 94° posto (O Estado de Sao Paulo, 27 febbraio 2012).</p>
<p style="text-align: justify;">La cancelleria brasiliana, non ha nascosto il proprio disappunto, &#8220;specialmente per il momento e la forma&#8221;, poche settimane prima della visita ufficiale di Rousseff a Washington. Però il dato maggiore è un&#8217;altro: la cancelleria assicura che questa decisione &#8220;non contribuisce ad approfondire le relazioni tra i due paesi in materia di difesa&#8221; (Valor, 2 marzo 2012). Questo anno il Brasile deciderà l&#8217;acquisto di 36 cacciabombardieri di ultima generazione, e sceglierà tra il Rafale della francese Dassault e l&#8217;F-18 Super Hornet della statunitense Being. La preferenza è sempre stata indirizzata verso il Rafale, anche perchè la Francia assicura un completo trasferimento di tecnologia militare senza precedenti nella storia dell&#8217;industria militare.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel settembre del 2009 il presidente Lula ha firmato un accordo di cooperazione militare per il quale il Brasile ha iniziato la costruzione di sottomarini convenzionali e nucleari e di elicotteri militari, posticipando per il momento l&#8217;acquisto dei caccia. L&#8217;accordo trasforma il Brasile in una potenza industriale-militare e nel selettivo gruppo di paesi capaci di fabbricare sottomarini nucleari e caccia di quinta generazione. Cosa che non è gradita a Washington.</p>
<p style="text-align: justify;">Due nuovi fatti devono essere presi in considerazione. Nelle relazioni tra il Brasile e i paesi del nord ci sono toni nuovi. Il modo in cui Rousseff ha attaccato la Merkel parla da solo. I paesi sviluppati vogliono &#8220;cannibalizzare&#8221; quelli emergenti, ha detto la presidente, e noi &#8220;non lo consentiremo&#8221;. Sul terreno militare è uguale. Il capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Josè Carlos de Nardo, ha parlato il 20 di marzo di fronte a 44 ufficiali al Ministero della Difesa: &#8220;Non ci sono luoghi per conflitti in america del Sud. Possiamo incontrare piccole crisi alle nostre frontiere, che risolveremmo con l&#8217;invio veloce di nostri effettivi&#8221; (Ministero della Difesa, 20 marzo 2012).</p>
<p style="text-align: justify;">Ha aggiunto che il continente possiede in abbondanza idrocarburi, risorse idriche, produzione alimentare e biodiversità, e che il ruolo del Brasile &#8220;consiste nel contribuire nel processo di dissuasione continentale contro l&#8217;avidità di potenze straniere&#8221;. Più chiaro di così è impossibile. Quando un paese della grandezza del Brasile decide di entrare in &#8220;guerra&#8221; come quella monetaria, è perchè è preparato su tutti i terreni ad affrontarne le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo fatto è che la regione cammina a marce forzate verso una crescente convergenza politica, economica e finanziaria. La guerra monetaria in corso è solo l&#8217;inizio della divisione del mondo in blocchi commerciali, in un ambiente di contrazioni protezionistiche che inizierà a plasmarsi verso la fine di quest&#8217;anno (Geab N°57, settembre 2011). L&#8217;Unasur può iniziare a dibattere, in qualsiasi momento, su una moneta comune, per la necessità di difendersi in un mondo di crescente instabilità che sta cercando alternative al dollaro.</p>
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		<title>Albania: omofobia al governo.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 22:33:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Documenti CeSPIn Puntocritico]]></category>
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		<description><![CDATA[Albania: omofobia al governo. Di Marco Zoboli - CeSPIn Puntocritico &#160; Il viceministro albanese della Difesa, Ekrem Spanhiu, nonchè presidente del Partito di governo &#8220;Movimento per la Legalità&#8221; (0,71% dei consensi elezioni 2009) ha apertamente minacciato di atti di violenza la comunità lgbt albanese che si appresta, per la prima volta nella storia dell&#8217;Albania, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
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<h2><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Albania-gay-logo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2869" title="Albania-gay-logo" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Albania-gay-logo.png" alt="" width="475" height="288" /></a>Albania: omofobia al governo.</h2>
<p><span style="color: #ff0000;">Di Marco Zoboli</span> -<span style="color: #0000ff;"> CeSPIn Puntocritico</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il viceministro albanese della Difesa, Ekrem Spanhiu, nonchè presidente del Partito di governo &#8220;Movimento per la Legalità&#8221; (0,71% dei consensi elezioni 2009) ha apertamente minacciato di atti di violenza la comunità lgbt albanese che si appresta, per la prima volta nella storia dell&#8217;Albania, a organizzare nella giornata del 17 maggio una manifestazione per ricordare la Giornata Internazionale contro l&#8217;Omofobia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viceministro Spanhiu ha voluto ricordare all&#8217;Europa quanto l&#8217;attuale governo albanese di centro destra sia in antitesi con i diritti civili, e come viceversa navighi nelle acque del populismo, della xenofobia e dell&#8217;omofobia più violenta.  Nello specifico  Spanhiu ha utilizzato il quotidiano &#8220;Gazeta Shqiptare&#8221; per aggravare la propria precedente dichiarazione specificando che utilizzando la parola &#8220;calci&#8221; intendeva alludere all&#8217;uso dei manganelli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Commissario contro le discriminazioni Irma Baraku ha dichiarato di aver aperto un&#8217;inchiesta ex officio, mentre  Kristi Pinderi dell&#8217;organizzazione Prolgbt ha annunciato che  ricorreranno a una denuncia penale. Il difensore civico Igli Totozani ha richiesto scuse pubbliche al viceministro in quanto le sue dichiarazioni vanno oltre le offese  incitando all&#8217;odio e alla violenza, divengono quindi oggetto di reato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Cogliendo l&#8217;occasione per esprimere la nostra solidarietà alla comunità Lgbt albanese e al popolo albanese così indegnamente rappresentato, riteniamo che queste dichiarazioni vadano oltre la semplice offesa ma rappresentino una vera e propria minaccia fisica per i partecipanti alla manifestazione del 17 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sarebbe importante che parlamentari italiani partecipassero alla manifestazione a Tirana per esprimere oltre la propria solidarietà e quella dei partiti che rappresentano, la vigilanza su ulteriori atti di intimidazione e intolleranza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Vogliamo anche ricordare che l&#8217;Accordo di Stabilizzazione e Associazione firmato dall&#8217;Albania il 1 aprile 2009 con l&#8217;Unione Europea, finalizzato all&#8217;adesione dell&#8217;Albania nell&#8217;UE prevede la conformità del paese richiedente ai parametri europei nel campo dei diritti umani e diritti civili. Sarebbe opportuno che si ricordasse al governo albanese che già il 9 novembre 2010 la Commissione Europea raccomanda di avviare i negoziati di adesione quando l&#8217;Albania avrà raggiunto il necessario livello di conformità con i criteri di adesione allora giudicati insufficienti in materia di diritti come recita testualmente la suddetta commissione : &#8220;I diritti umani sono sostanzialmente rispettati in Albania, ma alcuni aspetti destano ancora preoccupazione&#8230; le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali sono ancora vittime di discriminazioni&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo italiano può e deve esercitare ogni pressione politica sul governo albanese atta a far rispettare i criteri di Copenaghen in materia di diritti umani e sulle libertà fondamentali, sanciti peraltro negli articoli 6 e 49 del Trattato dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Qual&#8217;è la verità in Siria?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 01:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>puntocritico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vicino Oriente]]></category>
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		<category><![CDATA[destabilizzazione della Siria]]></category>
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		<description><![CDATA[Qual&#8217;è la verità in Siria? Intervista a Bassam Saleh &#8211; giornalista E’ l’anno 2000 quando il trentaquatrenne Bashar Al Assad prende il posto del defunto padre Hafiz Al Assad alla guida della Siria. Hafiz aveva governato il paese a partire  dal 1970, applicando con convinzione le idee del partito Baath e governando con  il pugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Unknown-11.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2866" title="Unknown-11" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Unknown-11.jpeg" alt="" width="236" height="214" /></a></h2>
<h2 style="text-align: justify;"></h2>
<h2 style="text-align: justify;">Qual&#8217;è la verità in Siria?</h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">Intervista a Bassam Saleh &#8211; giornalista</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E’ l’anno 2000 quando il trentaquatrenne Bashar Al Assad prende il posto del defunto padre Hafiz Al Assad alla guida della Siria. Hafiz aveva governato il paese a partire  dal 1970, applicando con convinzione le idee del partito Baath e governando con  il pugno di ferro del potere assoluto. Bashar fu giudicato troppo giovane ed inesperto quando fu chiamato alla sua successione. In ogni caso, in questi 12 anni, egli ha continuato in modo lineare a governare la Siria secondo le linee direttrici disegnate da suo padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Da più di un anno ormai si parla di “ primavera araba”, la stagione che ha segnato la fine di numerosi regimi arabi. Quello di Assad in Siria non è ancora caduto, e le notizie che arrivano ogni giorno dalla Siria sono sempre a volte contraddittorie e poco chiare. La Lega Araba ha condannato l’operato del presidente, accusandolo di reprimere con la violenza le manifestazioni dell’opposizione. Recentemente tutti i media occidentali hanno parlato di un massacro nella città di Homs, con la morte di numerosi civili. Per capire cosa sta accadendo davvero in Siria abbiamo raccolto la testimonianza del giornalista Bassam Saleh, corrispondente dell’agenzia <strong>Al</strong>-<strong>Nahar</strong> <strong>news</strong>, che ci offre una riflessione ed una testimonianza alternativa a quella che abbiamo quotidianamente dai media occidentali:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Saleh, da mesi ormai si parla della situazione in Siria. Dopo la caduta di  Ben Ali, Mubarak e Gheddafi, in molti sostengono che a breve finirà il potere di Bashar Al Assad in Siria. Lei concorda con questa analisi?</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“È passato  ormai   un anno da quando  è  iniziata la ribellione in Siria. Questo paese è diverso dagli altri paesi arabi . La Siria non è la Tunisia  né la Libia, e  tanto meno l’Egitto. La rivolta in questo paese dura da più di un anno, e non è riuscita a rovesciare il governo né a cacciare il presidente Assad, malgrado la campagna mediatica  di disinformazione  condotta particolarmente da al Jazeera, emittente del Qatar, per conto di Stati Uniti, Arabia Saudita e di tanti altri. Non credo che a breve vedremo  la caduta  di  Assad. Le forze di opposizione sono deboli, divise, e non rappresentano la maggioranza del popolo siriano. Il governo siriano è ancora ben saldo in sella, ha fatto un referendum sulla nuova costituzione, con cui ha cancellato l’articolo 8  di cui  tanto si è parlato all’inizio della rivolta. Il partito Baath perciò non è più l’unico partito guida del paese. Infine ha indetto le elezioni per la prima metà del mese di Maggio prossimo. I milioni di persone che hanno manifestato lo scorso 15 marzo a sostegno dello Stato siriano dimostrano che la caduta è ancora molto lontana”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalla Siria arrivano quotidianamente notizie molto contraddittorie. Si parla, ad esempio, delle repressioni ordinate da Assad nella città di Homs, ma anche di spontanee manifestazioni popolari in sostegno allo stesso presidente. Quanto c’è di vero in tutto questo, e cosa sta realmente accadendo in Siria?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Quello che sta accadendo nel mondo arabo è anche una guerra mediatica, come dicevo prima. Al Jazeera, è uno strumento nelle mani di chi ha il potere economico, e con questo potere  gioca un ruolo di coordinamento e direzione dei  rivoltosi. Basti pensare a tutto quello che è accaduto in Libia, ed alle tante falsità su di essa diffuse da questa emittente. Qualcosa che ci fa ricordare i mesi del 2003 che precedettero la guerra all’Iraq, ed ora  ci si prova con la Siria. Ma i fatti hanno dimostrato che il popolo e l’esercito siriano sono diversi dagli altri. Il popolo siriano ha  la consapevolezza del piano israelo-americano e dei regimi arabi di smantellare l’attuale assetto della Siria. L ‘esercito è unito, e non ha avuto particolari fughe o diserzioni come propagandano i mezzi d’informazione arabi ed occidentali. I fatti purtroppo dimostrano che ci sono dei gruppi armati riconducibili ai Fratelli Musulmani ed ai salafiti che a volte sparano sui manifestanti. A Homs si sono asserragliati in un quartiere nel centro di questa città, causando l’intervento delle truppe governative. Questo non significa affatto una difesa ad oltranza del governo siriano. Semplicemente credo che nessuno stato che si rispetti possa però tollerare dei gruppi armati illegali, peggio ancora se sono armati dall’estero, per rovesciare il governo del paese dentro il proprio territorio. Del resto questi gruppi armati non rivendicano né libertà né democrazia, in Siria. Al contrario vorrebbero, e reclamano, un intervento armato dall’estero per raggiungere i loro obiettivi. Ritengo molto importante il diritto all’autodeterminazione del popolo siriano, senza che vi sia alcuna ingerenza esterna. I siriani di certo saranno capaci di trovare una soluzione politica condivisa per il cambiamento del paese.  Paesi come il Qatar, l’Arabia Saudita, ed altre ‘monarchie del petrolio’, che sono sempre gli ultimi a parlare di libertà e democrazia, devono rispettare la libertà del popolo siriano di decidere in maniera autonoma il proprio futuro”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un’eventuale caduta di Assad quali ripercussioni avrebbe su tutto il Medio Oriente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Penso  sia poco corretto legare il destino di una regione o di un paese alla caduta di un presidente. Il discorso comprende anche l’importanza geopolitica della Siria. Il vero problema non è il regime di Assad, ma è il ruolo della Siria come posizione politica, in opposizione al piano del “grande Medio Oriente”, in mezzo al quale  ci sono gli interessi di controllo delle fonti di energia, quali il petrolio  e le vie del gas. Tutto questo vede uno scontro tra Europa, Usa e Russia. Il controllo e l’egemonia su tutto questo rappresenta la vera questione di quella che viene chiamata “la primavera araba”. La caduta della Siria avrebbe una fortissima  ripercussione sulla causa palestinese, sul Libano e su Israele. Perché la politica estera Usa, sostenuta dall’Ue, che vede nell’Islam politico un possibile alleato di governo nei paesi arabi, potrebbe avere conseguenze molto pericolose. Come è già successo in Afghanistan, quando la Cia armava i Talebani contro l’Unione Sovietica. Non a caso la stessa Clinton in una recente dichiarazione ha espresso un timore (‘stiamo armando dei terroristi’) parlando di movimenti islamici. Penso che un attacco alla Siria non lascerebbe l’Iran indifferente, viste le continue minacce israeliane a Teheran. Credo che la Siria  sia geopoliticamente importante per un equilibrio delle forze nella regione. E’ quindi un dovere delle forze democratiche, amanti della pace e della giustizia, aiutare il governo siriano a trovare una soluzione politica per uscire da questa profonda crisi. E’ anche necessario convincere l’opposizione a sedersi al tavolo nazionale per la riconciliazione ed a partecipare alle prossimi elezioni”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Una della nazioni interessate alla situazione politica siriana è certamente il confinante Libano. Il partito Hezbollah, ben radicato e di notevole influenza politica, non ha mai nascosto di essere appoggiato dalla Siria. Cosa comporterebbe per Hezbollah un’eventuale caduta di Assad?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Le relazioni tra questi due paesi sono ora organiche e ben definite. Fino a qualche anno fa erano invece pessime. Il vero problema per il Libano è che il destino di questo piccolo paese è ‘nelle mani di altri’, come diceva Talal Salman, direttore ed editore del quotidiano libanese Al Safir. Salman ha anche detto che  ‘i problemi del Libano si discutono sempre negli incontri di diversi ambasciatori, quelli di Arabia Saudita, Siria, Francia e Usa’. Non vi è nessun mistero sugli aiuti siriani a Hezbollah, senza i quali esso non avrebbe potuto liberare il sud del Libano nel 2000, e non avrebbe potuto respingere l’attacco israeliano nel 2006. La caduta della Siria o dell’Iran di sicuro indebolirebbe Hezbollah, e forse rafforzerebbe le forze più reazionarie nel Libano. Questo significherebbe  l’esclusione dallo scenario politico nazionale  di una parte importante della società libanese, gli sciiti, e ci sarebbe la possibilità di una nuova guerra civile. Come vede, tutto rientra nella logica americana del “disordine creativo”. Ma, purtroppo, chi paga è sempre la popolazione civile.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Nicola Lofoco</strong>, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera</em></p>
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		<title>Eduardo Brenta, Ministro del Lavoro dell’Uruguay: dalla crisi si esce solo con più investimenti sociali</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 00:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>puntocritico</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Eduardo Brenta, Ministro del Lavoro dell’Uruguay: dalla crisi si esce solo con più investimenti sociali &#160; di Hugo Bazzi (Montevideo) http://cambiailmondo.org/2012/03/20/eduardo-brenta-ministro-del-lavoro-delluruguay-dalla-crisi-si-esce-solo-con-piu-investimenti-sociali/ La crescita sociale ed economica dell’America Latina e dell’Uruguay, le politiche per l’occupazione, di ridistribuzione della ricchezza, l’emergere del continente in cui si sperimentano politiche di intervento pubblico che hanno permesso di superare la crisi economica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Unknown-72.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2863" title="Unknown-7" src="http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2012/03/Unknown-72.jpeg" alt="" width="301" height="167" /></a></p>
<h3 style="text-align: center;">Eduardo Brenta, Ministro del Lavoro dell’Uruguay: dalla crisi si esce solo con più investimenti sociali</h3>
<p style="text-align: center;">
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;">di Hugo Bazzi</span> (Montevideo)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">http://cambiailmondo.org/2012/03/20/eduardo-brenta-ministro-del-lavoro-delluruguay-dalla-crisi-si-esce-solo-con-piu-investimenti-sociali/</p>
<p style="text-align: justify;">
La crescita sociale ed economica dell’America Latina e dell’Uruguay, le politiche per l’occupazione, di ridistribuzione della ricchezza, l’emergere del continente in cui si sperimentano politiche di intervento pubblico che hanno permesso di superare la crisi economica dei primi anni 2000 nel Cono Sud; le indicazioni che ce ne vengono per affrontare la crisi italiana ed europea, in una intervista (realizzata da Hugo Bazzi per CAMBIAILMONDO), a Eduardo Brenta, Ministro del Lavoro e Sicurezza Sociale dell’Uruguay, che sarà ospite a Zurigo, il prossimo 31 marzo, in un incontro organizzato dalla Fondazione Ecap e da Cambiailmondo.org. (vedi l’invito al termine dell’articolo)<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sig. Ministro, l’Uruguay, come gran parte dei paesi del continente latino-americano, sta attraversando un momento di rapido sviluppo economico e sociale; quali ne sono le basi e le caratteristiche ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le fondamenta per l’avanzamento dello sviluppo economico e sociale dei nostri popoli hanno consistito essenzialmente in un rafforzamento del mercato interno; con l’obiettivo di ottenere una migliore capitalizzazione del commercio internazionale, sono state varate misure attive per l’occupazione che hanno permesso di raggiungere il livello più basso di disoccupazione di sempre, almeno da quando ne esiste un monitoraggio ed  inoltre si sono ampliate e rafforzate le politiche di inclusione sociale; allo stesso tempo sono state aumentate le prestazioni sociali (pensioni di vecchiaia e lavorative, per esempio).</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio, fattori come l’aumento dei prezzi delle commodities hanno avuto un’influenza positiva, così come la certezza giuridica che è stata conseguita nel paese, che ha permesso di conseguire maggiori investimenti diretti dall’ estero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro paese registra sette anni di crescita sostenuta e sta aumentando la distribuzione dei redditi, contrariamente a quanto avvenuto durante i governi anteriori che applicavano <em>la teoria del “derrame”</em>, elemento basilare delle politiche neoliberiste (secondo la quale, la crescita fluirebbe automaticamente dalla cima della piramide sociale verso il basso, senza alcuna necessità di un intervento statale per una migliore ripartizione della ricchezza n.d.r.)<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2)- In quale modo la politica del Governo del <a title="Broad Front (Uruguay)" href="http://www.frenteamplio.org.uy/" rel="homepage" target="_blank">Frente Amplio</a> cerca di conciliare sviluppo economico e crescita sociale e quindi in cosa si distingue dai precedenti governi ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La nostra forza politica, il Frente Amplio, ha distinto nettamente la differenza che c’è tra sviluppo e crescita: in questo senso, si è differenziato dai precedenti governi nella messa in atto di politiche sociali che implichino una migliore redistribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo Governo progressista, diretto da Tabaré Vasquez, la nostra forza politica dovette far  fronte alla più grave crisi sociale ed economica che l’Uruguay non attraversava da molti anni; se questa crisi non sconfinò anche sul piano politico, durante l’ultimo periodo del governo <em>“colorado”</em> (dal nome del Partito Colorado di Jorge Battle, ndr), lo si dovette solo al fatto che le forze progressiste, in nessun momento, misero in gioco la stabilità istituzionale e il pronunciamento democratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fronte Ampio, si trovò di fronte ad un paese con un alto livello di disoccupazione, con industrie paralizzate, salari con bassissimo potere di acquisto, un alto livello di mortalità infantile ed un grande e diffuso sentimento di disperazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi la prima questione è con quale situazione si è dovuto confrontare il progressismo, una volta al governo. Una seconda differenza consiste nella serie di misure che sono state applicate e che hanno avuto come obiettivo l’inclusione sociale e lavorativa della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati realizzati piani di occupazione e di lavoro in tutti i settori, è stato creato il MIDES (Ministero dello Sviluppo Sociale), si sono implementate più di 40 leggi per il lavoro per conferire diritti che i lavoratori aveva perduto e che non avevano mai avuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3)- Quali sono i vostri obiettivi per i prossimi anni ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Uruguay ha obiettivi e speranze: nell’ambito del lavoro, ottenere una maggiore produttività, migliorare la formazione professionale, costruire catene e filiere produttive nazionali e/o regionali nell’ambito del <a title="Mercosur" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mercosur" rel="wikipedia" target="_blank">Mercosur</a>. Nell’ambito dell’educazione, riconquistare la posizione che storicamente lo ha contraddistinto come un esempio per tutta l’America Latina, avanzare nell’ambito della scienza, nella tecnologia e nelle comunicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano sociale, continuare con l’estensione della democrazia e sviluppare sempre più i processi di  partecipazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4)- Come ha ricordato, circa dieci anni fa, l’Uruguay ha subito una gravissima crisi economica. Rispetto alle modalità con cui ne siete usciti, quale lettura danno, oggi, le forze progressiste uruguayane, della grande crisi che sta attraversando l’Europa ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>La crisi fu superata grazie a una corretta lettura dei nuovi governi della regione che non accettarono le direttive di applicare le note<em>“ricette” di aggiustamento strutturale</em> condivise invece dai governi neoliberisti nelle epoche precedenti. <strong>Al contrario, si decise che a maggior crisi si risponde con maggiori investimenti in politiche sociali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A livello regionale, le affinità dei governi progressisti dell’area permisero di coordinare le politiche con il convincimento che <em>“dalla crisi nessuno esce da solo”</em>; questo coordinamento si ebbe anche nel campo delle organizzazioni sociali, in particolare in ambito sindacale.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto alla crisi europea, riteniamo che abbia diverse sfaccettature; il processo politico dell’Unione Europea è andato in senso opposto a quello del Mercosur; quando cominciammo a negoziare l’Accordo tra i due blocchi, la UE era in maggioranza diretta da governi progressisti e aveva una forte struttura istituzionale, mentre il Mercosur manifestava debolezze istituzionali e era governato da compagini neoliberiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ci troviamo di fronte ad una UE con un numero maggiore di paesi associati, con più problemi, di quanti fossero prevedibili, per approvare la sua Costituzione, con forti critiche rispetto all’azione della Commissione Europea e con governi in grande maggioranza neoliberisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo che questi punti incidano molto nella crisi europea, che è una crisi di modello, più che una crisi economica: il crollo del welfare state in alcuni paesi, le bolle finanziarie e immobiliari hanno finito per dare il colpo di grazia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5)- Quali scenari globali abbiamo di fronte, quali rischi e quali opportunità ? Quali nuove relazioni sono auspicabili tra America Latina ed Europa ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se analizziamo l’America Latina per blocchi regionali, ci rendiamo conto che essa è divisa in tre blocchi sub regionali: la prima, è la<strong>regione</strong> <strong>Andina</strong>, con differenti ispirazioni ideologiche tra i suoi governi eletti democraticamente, che si traduce in una azione lenta e burocratica della Comunità Andina di Nazioni<strong> (CAN). </strong>Mentre l’Ecuador, il Perù e la Bolivia tentano di sostenere politiche sociali che riducano le disuguaglianze e le disparità, Colombia e Cile mantengono invece modelli neoliberisti, o perlomeno non così progressisti come per il resto di tutto il Sud-America ed inoltre continuano ad avere una relazione fluida con gli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda area, è quella dell’<strong>America Centrale</strong>: è la regione più povera e di minore sviluppo delle istituzioni democratiche, al di là delle celebrazioni delle elezioni: quest’area subisce una forte dipendenza politico-ideologica dagli Stati Uniti, però, allo stesso tempo, soffre delle vicissitudini e delle relazioni con l’Unione Europea, avendo firmato con entrambi (USA ed EU) degli accordi commerciali che la vedono in situazione svantaggiata.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza area, il <strong>Mercosur</strong>, ha, in quanto tale, una configurazione istituzionale in formazione, con un Parlamento molto giovane e con deficienze nell’implementazione della libera circolazione di persone e di beni, che lo fanno più assomigliare, tecnicamente, ad una unione doganale “imperfetta”.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua forza maggiore sta nella coincidenza ideologica dei governi progressisti nell’affrontare i problemi interni e la politica estera, sebbene si deve evidenziare una forte impronta di leadership del Brasile, tanto più dopo aver raggiunto la posizione di quinta economia mondiale. Il Mercosur, che agisce attraverso il consenso unanime nell’ambito della sua politica internazionale, non ha firmato né l’ALCA, proposto dagli USA, né l’Accordo proposto dall’Unione Europea, che si sta negoziando da oltre un decennio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene questo sia lo scenario diversificato all’interno del continente, l’America può emergere nel corso del decennio che stiamo vivendo, in considerazione della situazione che stanno attraversando l’Europa e gli USA, del forte peso delle commodities nel mercato, dell’incidenza delle stesse risorse per le nostre economie e la nostra produzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che riguarda gli <strong>scenari globali</strong>, ci troviamo di fronte ad una Unione Europea in crisi economica e politica. Gli USA, nell’anno delle elezioni presidenziali, si trovano anch’essi con problemi occupazionali e di recessione. Mentre la Cina, anche se con un tasso meno rapido a causa della crisi, continua tuttavia a crescere assieme al gruppo dei BRICS, i paesi emergenti; della situazione del Mercosur ho già detto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo che per l’America siano maggiori le <strong>opportunità</strong> rispetto ai <strong>rischi</strong>: la creazione e l’ascesa dell’UNASUR ha approfondito e rafforzato la sua azione politica; gli intenti di una maggiore interazione produttiva e la stabilità democratica conquistata, determinano la possibilità di implementare politiche a medio e lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo infine, di relazioni auspicabili: auspichiamo un Accordo con l’Unione Europea, però deve essere un accordo giusto, equo, con un piano comune di diritti e doveri che permetta di avanzare ad entrambi i blocchi. E’ fondamentale migliorare il nostro livello di interscambio in tutti gli ambiti, non solo in quello commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene la storia delle nostre relazioni con l’Unione Europea si concentrino essenzialmente nei paesi con i quali abbiamo un passato comune, come Italia e Spagna e, dagli anni ’90 anche con Germania e Francia poiché le loro imprese hanno investito molto nella nostra regione, è necessario che tutto il blocco europeo partecipi a questo nuovo ambito di relazioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6)- Il suo nome ricorda un’origine italiana… quale messaggio si sente di dare al popolo italiano in questo particolare momento ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il popolo italiano, nella sua lunga e ricca storia ha mostrato di possedere capacità, coraggio e cultura politica in tempi anche molto difficili. Sono certo che uscirà indenne anche da questo momento critico con gli strumenti che lo hanno sempre caratterizzato: con la lotta, con la solidarietà e con uno sforzo congiunto per la ricerca di un progetto politico, economico e sociale che dia possibilità e opportunità a tutte le italiane e a tutti gli italiani.</p>
<p><em>(Traduzione di Rodolfo Ricci)</em></p>
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