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LA MIA VIAREGGIO
[Modifica | Cancella ] Inviato da : redazione / Martedì, 30 Giugno 2009 - 15:05
Politica e Società

“La mia Viareggio: non dimenticare mai le responsabilità di una strage”

Andrea GenovaliDirezione nazionale PdCI

Viareggio è la mia città lì sono nato e vissuto fino ad a tre anni fa. Vi conservo i miei cari che se ne sono andati e i miei familiari, i miei compagni e i miei carissimi amici di una vita. Quello che è successo la notte di lunedì 29 giugno però cambia e per sempre la mia città. Niente può e deve rimanere uguale a prima del deragliamento di quel maledetto e precario carro che trasportava gpl.



In pochi minuti la mia città, la città del carnevale d’Europa si è trasformata in una città dilaniata, ferita, colpita al cuore a causa dell’inefficienza del sistema ferroviario italiano. Una tragedia annunciata. Lo schianto terribile e la furia delle fiamme hanno cancellato non solo quei poveri corpi innocenti ma anche l’anima della mia città. La distruzione della Croce Verde, una delle anime vere di Viareggio, del suo parco ambulanze, ne suggella anche simbolicamente l’avvenuta tragedia.

Quelle diciassette vittime (purtroppo ancora un bilancio parziale), quei 50 feriti, quei corpi ancora non ritrovati sono il più duro testimone di accusa per una gestione dei trasporti pubblici che guarda solo al profitto e non più alla sicurezza. I soldi vanno per l’alta velocità e i trasporti locali e quelli merci abbandonati all’incuria e alla mancanza di risorse convogliate altrove. Nei luoghi dove il profitto si può aumentare. Il governo Berlusconi ha operato con drastica ferocia in questo senso.

Quei corpi privi di vita di uomini e donne della mia Viareggio sono coltellate nel corpo della città. Ma non ci sono solo persone di Viareggio ci sono i corpi privi di vita di persone migranti che, con noi viareggini, nella nostra città, hanno trovato la morte.

Le catastrofi sono sempre laceranti, la tragedia infinita dell’Aquila (e anche qui le responsabilità del nostro sistema economico e politico sono abnormi), ma quando colpiscono luoghi nei quali sei vissuto, nei quali solo poche ore prima ti eri recato, come è capitato a me, ed ora sono solo macerie e morte sono immagini che ti annichiliscono ma che non debbono piegarti. Non possono piegarti in memoria di quelli che oggi non ci sono più e per la voglia insaziabile di verità e giustizia.

Quelle persone sono state spazzate via in un soffio di tempo, ma hanno vissuto le mie stesse emozioni guardando un tramonto sul mare, oppure passeggiando lungo la spiaggia o hanno riso felici durante il carnevale. E quelle emozioni hanno unito anche quelle persone provenienti da altri continenti che insieme a noi viareggini hanno trovato una morte orribile, qui nella nostra città. Corpi di persone che forse saranno pianti in paesi dell’Africa o dell’Asia o forse persone di cui i propri cari non sapranno più niente, dispersi da una legislatura razzista e xenofoba che discrimina le persone per il colore della pelle e per la capacità di censo. Un medioevo di ritorno, anche nella mia Viareggio.

 La tragedia, il dolore, le sofferenze di fronte a corpi privi di vita di bambini che avevano davanti a sé tutta la vita devono unire le comunità senza però far cadere l’attenzione sulle responsabilità e le colpe. Non siamo tutti nella solita barca. Ci sono colpevoli e vittime.

E le colpe ci sono abnormi anche nella tragedia di Viareggio e delle quali qualcuno dovrà rispondere.

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