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Atti : Mediterraneo Mareaperto (parte a)
[Modifica | Cancella ] Inviato da : redazione / Giovedì, 15 Dicembre 2005 - 13:06
Convegni

Leggi gli interventi di:


Enzo INFANTINO,

Segretario Pdci Reggio Calabria

Maurizio MUSOLINO,

Responsabile mediterraneo e Medio Oriente PdCI

Iacopo VENIER,

Responsabile per le Politiche Internazionali PdCI

Maurizio MUSOLINO – Coordinatore

Ismail ALAUOI,

Segretario Gen. Partito del Progresso e del Socialismo Marocco


 



 

Enzo INFANTINO, Segretario PdCI Reggio Calabria


Sono particolarmente onorato nel porgere questa mattina a tutti gli illustri ospiti presenti il più sentito e sincero saluto a nome mio e della federazione provinciale del partito dei Comunisti italiani.

Un ringraziamento va rivolto alla direzione nazionale del partito, al compagno Oliviero Diliberto; al dipartimento esteri con il compagno Iacopo Venier; al gruppo regionale col compagno Michelangelo Tripodi; all’associazione “Puntocritico” per aver scelto Reggio Calabria quale sede di questa importante iniziativa “Mediterraneo Mareaperto” incentrata sul ruolo del Mediterraneo, sulle opportunità di sviluppo collegate e sulla importanza di definire una vera politica di pace e cooperazione attraverso l’integrazione delle diverse culture esistenti nell’ambito della vasta area del mediterraneo.

La scelta della città di Reggio Calabria quale sede del convegno non è avvenuta a mio avviso a caso. Quale città più di Reggio Calabria può dirsi città di frontiera mediterranea, punto di congiunzione tra i paesi del sud e del nord del mediterraneo oltre che estrema frontiera sud della futura Unione europea allargata? Quale città potrebbe con maggiore forza assumere il ruolo strategico e di ago della bilancia nell’ambito degli interscambi culturali, sociali e commerciali tra i paesi del mediterraneo, tra i paesi del processo di Barcellona?

Mi preme ricordare che questa è stata per anni l’ambizione coltivata ed il fine perseguito da un nostro illustre concittadino: Italo Falcomatà.

(Applausi)

Che ora non è più tra noi, fu lui a coniare la definizione “Reggio Calabria città del mediterraneo”. Una città in cui esistono laboratori culturali come l’Università mediterranea e l’Università per stranieri che operano e agiscono in funzione di quel vasto progetto cui prima facevo cenno.

Voglio inoltre ricordare che a Gioia Tauro esiste ed opera il più grande porto di transhipment del Mediterraneo che ha fatto della città un importante crocevia di interscambio di merci.

Il processo euro-mediterraneo avviato a Barcellona nel ’95 ha segnato l’inizio di una fase di relazione di partenariato che include sia la cooperazione bilaterale e multilaterale che quella regionale e sub-regionale.

I dodici paesi del mediterraneo nostri partners sono il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto, Israele, la Giordania, l’Autorità Palestinese, il Libano, la Siria, la Turchia, Cipro e Malta, la Libia che mantiene ancora lo status di osservatore.

Gli obiettivi principali della partnership euro mediterranea sono la costruzione di un’area euro mediterranea comune, di pace e stabilità basata su princìpi fondamentali che includono il rispetto dei diritti umani e della democrazia.

La reazione di un’area di prosperità condivisa attraverso il progressivo stabilimento di un’area di libero scambio tra l’Unione e i partner mediterranei e i paesi mediterranei stessi, lo sviluppo delle risorse umane e la promozione della comprensione tra le culture e il riavvicinamento dei popoli della Regione euro-mediterranea.

E’ al perseguimento di questi obiettivi che siamo chiamati a votarci nell’attuazione di una nuova strategia euro-mediterranea per la realizzazione concreta della quale occorre non solo una maggiore volontà politica da parte delle istituzioni nazionali chiamate ad intensificare gli sforzi intesi a migliorare l’assistenza finanziaria e tecnica e a rilanciare la cooperazione politica e a sfruttare pienamente le opportunità offerte dal programma Meda, programma finanziario specifico per l’attuazione del partenariato euro-mediterraneo. Ma anche e soprattutto una maggiore attenzione e partecipazione delle autorità regionali e locali, delle organizzazioni non governative, delle associazioni e della società civile che giocano tutte un ruolo fondamentale nel dare un impulso decisivo alla cooperazione regionale e sub-regionale.

Nonostante l’Unione europea sia il maggior partner commerciale dei paesi mediterranei la Regione mediterranea non riesce ancora a trovare una sua personalità nello scacchiere mondiale ed è ancora lontana dai modelli di integrazione commerciale simili al Nacta o al Nasean.

Questo dovrebbe essere uno degli obiettivi da perseguire nel contesto di una politica di vicinato, preludio ad una forma di regionalismo politico ed economico.

Non posso infine non ricordare che questo nostro incontro si svolge in un momento storico particolare. Da una parte il conflitto in Iraq verso il quale l’Unione europea non ha saputo assumere una posizione comune e determinante; sta a mostrarci ancora una volta la contraddizione di una Europa gigante economico e nano politico.

Dall’altra ci troviamo alla vigilia dell’allargamento ad est della Unione europea, di una Europa composta da 25 Stati membri. Questa iniziativa – ne sono convinto – non può essere condizionata dal conflitto in Iraq.

In questo mio breve saluto consentitemi di riaffermare il ripudio della guerra come strumento per dirimere le controversie internazionali e l’auspicio del ritorno ai mezzi diplomatici quale elemento fondamentale per gestire e garantire la sicurezza nel mondo.

La guerra in corso potrà avere enormi ripercussioni sulla situazione dell’area mediterranea come pure nei rapporti tra i paesi membri del processo euro-mediterraneo.

Gli interrogativi che nascono sono tanti. Quali saranno le implicazioni della guerra in Iraq sulla politica europea nei confronti del Medio Oriente e del mediterraneo? Come reagiranno alla guerra i Paesi del Mediterraneo del sud? Come la guerra influenzerà il processo di cooperazione tra i Paesi del Mediterraneo? A tali interrogativi potrà darsi risposta adeguata soltanto col tenace impegno e la volontà di tutti della società civile in particolare che potrà col suo peso influenzare l’azione dei governi.

L’altra questione – chiudo – da non dimenticare è l’allargamento ad est della Unione europea. Nel momento in cui le frontiere si allargano dobbiamo pensare ad una strategia verso le Regioni più vicine dell’Europa come quelle mediterranee.

Sarebbe errato a mio parere vedere il Mediterraneo soltanto e principalmente come una questione di sicurezza, come frontiera meridionale della Unione europea sulla quale attestarsi per gestire i flussi migratori e combattere il terrorismo internazionale.

Il Mediterraneo va considerato invece come un’area nuova di cooperazione in cui stabilire delle relazioni speciali nel contesto di una più ampia politica di vicinanza.

Alcuni Paesi del Mediterraneo come Cipro e Malta saranno presto membri della Unione, altri come la Turchia sono candidati, ma anche con tutti gli altri paesi mediterranei siamo legati da situazioni, tradizioni e interessi specifici.

Dobbiamo lavorare perché i Paesi del Mediterraneo si uniscano nella diversità e da questa traggano la loro ricchezza ma non possiamo farlo partendo da una posizione di prepotenza eurocentrica chiusa e unilaterale ma da una idea di co-appartenenza che è stata alla base della nascita del processo di Barcellona ma che va rafforzata e portata avanti con decisione.

Vorrei chiudere questo saluto – mi scuso se l’ho fatta lunga – con un pensiero dello storico francese Bernard Brodin che scriveva “il Mediterraneo è mille cose al tempo stesso, non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi, non un mare ma una successione di mari, non una civiltà ma più civiltà ammassate l’una sull’altra. Il Mediterraneo è un antico crocevia, da millenni tutto è confluito verso questo mare scompigliando ed arricchendo la sua storia”.

Mi piace pensare che di questa ricchezza di civiltà sapremo fare appunto la nostra forza. Grazie.

Naturalmente auguro buon lavoro a tutti. Adesso cedo la parola al compagno Maurizio Musolino che dirigerà i lavori di questa mattina.


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